Concorrenza, stime del governo «I salari cresceranno del 12%»

ROMA — Non solo la crescita del prodotto interno lordo. Secondo Palazzo Chigi portare la concorrenza in Italia al livello medio degli altri Paesi europei avrebbe effetti benefici molto consistenti anche sull’occupazione e gli investimenti. «Una riduzione delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi dell’euro si assocerebbe nel medio periodo a un aumento del Pil dell’11%, mentre i consumi privati e l’occupazione crescerebbero fino all’8%, gli investimenti del 18% ed i salari reali, senza effetti negativi sull’occupazione, di quasi il 12%», sottolinea la Presidenza del Consiglio in una nota sul decreto liberalizzazioni varato ieri dall’esecutivo. Poi, da Tripoli, Mario Monti spiega che quest’ultima considerazione, quella sui salari, riguarda il maggior potere d’acquisto che produrrà  il decreto: «L’aumento degli stipendi non dipende dalle liberalizzazioni, ma la maggiore concorrenza modererà  il costo della vita».
I dati forniti da Palazzo Chigi equivalgono a dire che nei prossimi cinque anni, se proseguirà  l’apertura del mercato alla concorrenza, non certo realizzata appieno dal decreto appena varato, si potrebbe guadagnare in media un 2% di crescita in più all’anno, grazie soprattutto al rilancio degli investimenti. Ed è proprio la crescita — si sottolinea — «il primo e più importante pilastro» del decreto, stimolata innanzitutto «dall’eliminazione dei vincoli burocratici (nulla osta, autorizzazioni, licenze) che oggi ostacolano l’avvio delle attività  di impresa». Il secondo pilastro sarà  invece «l’equità », più in generale rispetto ai consumatori e, in particolare, nei confronti dei «soggetti più vulnerabili».
Il testo ufficiale del provvedimento ancora non è stato diffuso dalla presidenza del Consiglio, ma rispetto alle bozze girate fino a venerdì sera, il comunicato di Palazzo Chigi rivela qualche ulteriore novità . Prevista e poi cancellata, ritorna ad esempio la norma sulla rateizzazione dei debiti fiscali, viene ridefinito il contenuto della carta di servizio che dovrà  essere prodotta dalle imprese di servizio pubblico, ed entrano nuove misure per favorire l’abbattimento delle tariffe dell’energia elettrica e del gas.
I debiti fiscali, dunque, potranno essere dilazionati con il pagamento di rate crescenti nel tempo e, soprattutto, scatta il divieto per l’agente della riscossione di accendere un’ipoteca sugli immobili del debitore se questi ha concordato un piano di rimborso rateizzato del debito. La carta di servizio che dovrà  essere pubblicata dai concessionari dei servizi pubblici dovrà  indicare «in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che i consumatori e le imprese utenti possono esigere nei confronti del gestore del servizio».
Nel decreto è prevista la ridefinizione dei meccanismi con cui l’Autorità  per l’energia e il gas (che sarà  trasformata nella nuova Autorità  delle Reti) aggiorna il prezzo del gas per le famiglie e le piccole e medie imprese: terranno conto del prezzo sul mercato europeo più che di quello del petrolio sui mercati internazionali, con «un effetto di contenimento sulle bollette». Si istituisce, poi, un nuovo tipo di servizio di stoccaggio del gas per consentire alle imprese di approvvigionarsi direttamente all’estero a prezzi più competitivi, e ci saranno nuovi incentivi, anche fiscali, per le aree che accoglieranno nuovi impianti di estrazione degli idrocarburi.


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