Depressione da crisi, quattro suicidi

MILANO — Ultimo venne l’elettricista Giancarlo da Robecco sul Naviglio. Con i suoi 64 anni e l’incubo di non chiudere i conti tra commesse sparite e bonifici che non arrivavano. E un colpo sparato alla tempia, nel suo furgoncino davanti all’ingresso della ditta individuale «Chiodini» a Gaggiano sulle rive del Naviglio Grande. Non ha lasciato messaggi. Come non lo hanno fatto l’imprenditore Roberto da Catania, il contadino Mariano da Ascoli e il pensionato Roberto da Bari morti nelle stesse ore. Soffocati dall’identico misterioso male che è la depressione, al quale — così ripetono i parenti — s’è sommata l’ansia di non farcela, di non superare un nuovo anno di crisi.
Roberto Manganaro, 47 anni, insieme al fratello Giuseppe gestiva il concessionario di moto Honda di viale Vittorio Veneto a Catania. Il giorno di Capodanno ha svuotato le scatole di farmaci che avrebbero dovuto guarire quello «stato depressivo» diagnosticato mesi fa dal medico di famiglia, ha preso una corda e s’è impiccato. Dicono che temesse di dover licenziare alcuni dipendenti. Anche se i conti non erano in rosso, anche se formalmente si trattava solo di trasformare alcuni contratti a tempo pieno in posti di lavoro part-time. Perché in trent’anni non era mai successo che la concessionaria dei Manganaro lasciasse qualcuno senza lavoro. Durante i funerali nella chiesa di San Placido, padre Ignazio ha detto che «Roberto era un apostolo del Signore, che adesso è un imprenditore del cielo vittima di una società  mangia-tutto». 
Mariano, 54 anni, faceva invece l’agricoltore a Montefiore dell’Aso, in provincia di Ascoli Piceno. Neppure lui ha lasciato un biglietto che spiegasse il perché. Ha preso una corda, è entrato nel magazzino dove teneva gli attrezzi per i campi, s’è appeso ad una trave. Non aveva grossi problemi di soldi, non più di quanti ne abbiano molti altri. Ma negli ultimi giorni dell’anno sembrava ossessionato dal futuro. Lo hanno ripetuto i parenti ai carabinieri. «Temeva di non farcela, di non superare le difficoltà  del 2012». Anche se quelle difficoltà  erano solo immaginate. 
Una busta, invece, l’ha lasciata il signor Roberto, 74 anni, volato giù dal quarto piano del suo appartamento di via Roberto da Bari, nel capoluogo pugliese. Non un messaggio ma la lettera firmata dall’Inps nella quale, dopo aver ricalcolato i versamenti, l’istituto chiedeva indietro cinquemila euro. Non tutti insieme, cinquanta euro al mese. Da scalare dai 450 di pensione sociale e dagli altri 250 accumulati per gli anni passati a lavorare prima in Germania e poi in Olanda. Non era povero il signor Roberto De Tullio, viveva in un palazzo signorile, la famiglia gestisce diversi negozi e non ha mai avuto problemi economici. Il medico gli aveva prescritto dei tranquillanti perché non riusciva più a dormire, perché da un po’ di settimane pensava solo ai problemi. 
L’elettricista Giancarlo, l’imprenditore Roberto, il contadino Mariano e il pensionato Roberto. Nessuno di loro ha saputo spiegare le ragioni, e oggi le loro famiglie non sanno allo stesso modo comprenderne i perché. Erano tutti uomini «buoni e tranquilli», come hanno ripetuto gli amici di Roberto Manganaro usciti dalla chiesa con la bara di legno chiaro portata a braccia. Anche se da qualche settimana «Roberto non parlava, e quando lo faceva non c’erano sorrisi». Ruggero Razza, segretario provinciale de La Destra, il partito di Francesco Storace, ha parlato di un omicidio dove «mandante è lo Stato», perché la crisi sta «uccidendo psicologicamente» gli imprenditori. Enzo Bianco, senatore del Pd s’è detto «colpito dal gesto disperato» di una persona «conosciuta in città  per le sue doti lavorative e per la serietà  professionale». Tragedie personali che nei giorni di festa da sempre, nella freddezza delle statistiche, aumentano fino quasi a triplicarsi. Tragedie di fronte alle quali anche l’ultimo gesto sembra essere parte di una scena da interpretare in cerca di una verità . 
L’elettricista Giancarlo Chiodini aveva due figli che vivono in provincia di Milano. Era separato e da un mese s’era trasferito a Robecco sul Naviglio. I parenti hanno detto ai carabinieri che da più di un anno era depresso, non era più lo stesso. Non aveva dipendenti, era l’unico socio della sua azienda. Non avrebbe portato nessuno nel baratro del fallimento. Ha scelto di andarsene da solo. 


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