E ORA UNA VALANGA DI SPOT PER CONQUISTARE I “RIBELLI” SUDISTI

Finalmente, i superstiti delle eliminatorie iniziali che sono di fatto due, Mitt Romney e Newt Gingrich, essendo i soli che hanno i soldi e i finanziatori per battersi all’ultimo spot televisivo, incontreranno un’America più vera, più etnicamente e culturalmente rappresentativa di quella monocolore e insulare che si sono lasciati alle spalle.
Tra gli oltre 20 milioni di persone bianche, nere, latinoamericane che abitano nella Carolina del Sud e nella Florida – lo stato che ha visto negli ultimi 30 anni il più forte influsso di residenti dal mondo ispanico e dalle grandi città  – tramonterà  per i candidati il tempo della “politica al dettaglio” per inaugurare la fase della “politica all’ingrosso”. Impossibile per loro, nei pochi giorni che mancano al voto nella Carolina, il 21 gennaio, e in Florida, il 31, stringere tutte le mani, carezzare le testoline di tutti i neonati, consumare tutti i breakfast di frittelle, uovo a pancetta che i supporter locali pretenderanno di fargli ingurgitare, come avevano fatto nel Nord. Il messaggio, punteggiato da qualche apparizione in palestre, chiese, auditorium per ripetere sempre lo stesso “stomp speech”, il comizietto precotto, diventa il mezzo, quelle emittenti locali che hanno già  venduto, soltanto grazie al rabbioso tentativo di rimonta di Gingrich su Romney, 5 milioni di dollari in tempo commerciale alla sua propaganda.
Luoghi comuni vogliono che queste terre meridionali come la Carolina del Sud, già  regno del “Re Cotone”, delle risaie, del latifondo controllato dai “massa”, i master degli schiavi, siano inesorabilmente retrivi e vulnerabili ai richiami delle destre estreme, razziste o integraliste. Ma se un fondo di verità  sopravvive, la Carolina del Sud e soprattutto la Florida che è uno stato meridionale popolato da molti settentrionali, sono assai più evolute e sofisticate di quanto voglia la pigrizia degli osservatori. In Carolina lavora il massimo numero di consulenti e politologi per chilometro quadrato di ogni altro stato, mentre in Florida anche il famigerato “blocco cubano”, quei profughi aggrappati all’oltranzismo, si sta lentamente diluendo con il passare delle generazioni e con l’imminenza della fine di Fidel.
Chi vorrà  vincere queste due primarie che sarebbero definitive se «Robomitt» Romney, il candidato più meccanico e artificiale le vincesse, o che potrebbero dare slancio all’ex presidente della Camera Gingrich ossigenato dai milioni offerti dal miliardario padrone di casinò, Edelson, dovrà  condurre una campagna più sofisticata del semplice appello ai “valori” del bigottismo o all’odio per quell'”usurpatore” di pelle scura che per molti sudisti bianchi occupa lo Studio Ovale da tre anni. Se la demagogia funziona purtroppo sempre, e proprio in Carolina del Sud, George Bush Secondo sconfisse John McCain nel 2000 facendolo accusare falsamente di avere avuto una figlia di colore da una prostituta (era una bambina indiana adottata legalmente), più che il Gospel o il movimentismo da Tea Party è l’economia la principale preoccupazione. La disoccupazione è al 10%, un punto e mezzo sopra la media nazionale. Interi settori industriali, come il tessile e i mobilifici sono volati lontani nella delocalizzazione. In Florida, resiste il record dei pignoramenti di case dopo il boom speculativo degli anni ‘90, che ha distrutto i risparmi e le vecchiaia di milioni di pensionati.
Il messaggio di «Robomitt» Romney, che vanta le sue fortune da affarista fatte gestendo un “vulture fund”, un fondo avvoltoio specializzato nell’acquisto a credito, nello smembramento e nella rivendita dopo stragi di dipendenti, potrebbe non entusiasmare i bianchi come i neri, rimasti senza lavoro per permettere a questi speculatori di ammassare fortune. Né una sua infelice frase, pronunciata sbadatamente come gli accade quando non legge, «sono felice quando posso licenziare gente» passerà  inosservata negli spot avversari. Neppure Newt Gingrich, che sta facendo il lavoro sporco per Obama in futuro, sparando a zero sull’odiato Romney, potrà  vantare grande purezza ideologica avendo intascato quasi due milioni di dollari in consulenze da quelle società  semipubbliche per i mutui immobiliari che trascinarono milioni di proprietari nei guai, esplodendo.
Dunque spetterà  proprio al Sud, la terra del sangue e delle teste calde, la culla dei ribelli che ancora si vedono circolare sui pick up con lo schioppo e con al finestrino posteriore la croce di Sant’Andrea, la vecchia bandiera sudista, fare una scelta razionale e moderata, se vuol sperare di liberarsi dall'”usurpatore” Obama, in un ennesimo, squisito paradosso della democrazia.


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