Il ricercato al-Bashir a Tripoli

Chissà  cosa avrà  pensato ieri il procuratore Moreno Ocampo quando le agenzie hanno battuto la notizia dello sbarco all’aeroporto di Tripoli del presidente sudanese Omar al Bashir, ricevuto con tutti gli onori dal capo del Consiglio nazionale transitorio Mustafa Abdel Jalil e da una sfilza di dignitari del governo provvisorio. Al Bashir detestava Gheddafi quasi quanto gli insorti, perché il Colonnello pare inviasse armi e soldi ai ribelli del Darfur e del Sud Sudan. Per cui al-Bashir, quando è scoppiata l’insurrezione in Libia, ha risposto subito pan per focaccia inviando armi e munizioni agli insorti libici, come il presidente sudanese non ha mancato di ricordare ieri appena sbarcato. Però…, però l’aiuto, l’amicizia, la visita di al Bashir per la nuova Libia risultano abbastanza costosi. Perché al-Bashir è quel signore sulla cui testa proprio il procuratore Moreno Ocampo ha messo due ordini di cattura, uno nel 2009 per crimini contro l’umanità  e crimini di guerra, uno nel 2010 addirittura per genocidio. Due mandati che «obbligano» tutti i paesi firmatari dello Statuto di Roma della Cpi ad arrestare l’imputato – nella fattispecie al Bashir – nel caso ne abbiano la possibilità . La Libia, anche quella nuova in via di formazione, si salva l’anima perché il vecchio Gheddafi non era fra i firmatari della Cpi e al-Bashir ha potuto spingersi a Tripoli senza correre rischi, come quando era arrivato in Cina, anch’essa non firmataria (al contrario di Kenya, Ciad e Malawi, altre destinazioni dei suoi viaggi, che però hanno fatto gli gnorri). Ma l’aver ricevuto in pompa magna uno incriminato per genocidio, crimini contro l’umanità  e crimini di guerra non è suonato bene. «Inquietante» ha definito la visita Richard Dicker di Human Rights Watch, visita che «solleva domande sull’impegno del Cnt rispetto ai diritti umani e allo stato di diritto». Ma calma e gesso. Nulla è a geometria altrettanto variabile quanto i diritti umani.


Related Articles

Quale democrazia?

Jà¼rgen Habermas ha parlato alto e chiaro sulla situazione europea e le decisioni che essa esige nell’articolo scritto assieme all’economista Peter Bofinger – membro del Consiglio tedesco dei saggi – e all’ex ministro bavarese Julian Nida-Ruemielin, uscito sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung il 3 agosto scorso (in italiano su Repubblica del 4 agosto) con il titolo «Rifiutiamo una democrazia di facciata», nel quale prende di mira le allusioni di alcuni membri del governo sulla elezione a suffragio universale di un presidente dell’Europa per legittimare il patto di bilancio europeo.

Nel centro del Labirinto nucleare il reattore è come un Minotauro

Quella visita alla centrale, dove la tecnologia sfida l’insondabilità  della materia Mi è capitato anni fa, e precisamente nell’aprile del 1979, di fare una visita alla centrale nucleare di Caorso. Ne venne fuori un reportage in cui descrivevo cosa si prova quando si entra nei meandri di una struttura dove al centro brucia il prometeico fuoco nucleare.

Ue, la vittoria dell’austerity Ppe I paletti per Moscovici all’Economia

Ue. I ruoli chiave ai fedelissimi della Cancelliera, da Juncker a Tusk

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment