Legge elettorale, i dubbi di Pd e Pdl “Se la Consulta dice no, salta tutto”

ROMA – Tutti pronti a cambiare la legge elettorale, Pdl, Pd e Udc. Anche se la Consulta mercoledì (o giovedì) dovesse bocciare il referendum, come vuole il tam tam di questi giorni. Nella realtà , però, non c’è traccia di quel patto preventivo di cui pure si è parlato in questi giorni per modificare il Porcellum. Anzi, a farsi strada – soprattutto tra chi ha promosso il referendum – è il sospetto che in caso di no della Corte Costituzionale alla consultazione invocata da 1 milione 200 mila elettori, i grossi partiti si chiuderebbero a riccio. E addio alla riforma. «È materia che compete ai partiti» ha ripetuto ieri sera il premier Monti a Che tempo che fa.
Il fronte berlusconiano lancia segnali di disponibilità . Per martedì, alla vigilia del pronunciamento della Corte, Angelino Alfano ha convocato una riunione del Pdl specifica sulla riforma: la linea va definita e al momento non ce n’è una. Franco Frattini guida la squadra di chi chiede una riforma, a prescindere dalla sentenza della Consulta. Altri – chi tenta di ricostruire il rapporto con la Lega – molto meno. Due giorni fa, il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello, ha dato la disponibilità  del partito a sostenere la mozione di indirizzo proposta dal democratico Vannino Chiti per promuovere un pacchetto complessivo di riforme costituzionali. «A naso, direi che la Consulta dirà  no al referendum. Ma è un dibattito inutile, la riforma elettorale andrà  fatta comunque – spiega Quagliariello, tra i più ascoltati esperti del Pdl – Sarà  tuttavia un tassello del mosaico più ampio delle riforme. E la road map potrebbe essere questa: regolamenti delle Camere, bicameralismo, riduzione dei parlamentari, poteri del governo e legge elettorale». Con la riforma del Porcellum quale ultima tappa, «perché dovrà  tenere conto del nuovo assetto istituzionale». In ogni caso, fa sapere il berlusconiamo Osvaldo Napoli, «siamo pronti al confronto». 
Ma non sarà  un rischio rinviare a fine anno se non oltre il passaggio elettorale? Per il senatore e costituzionalista Pd Stefano Ceccanti è più che un rischio. «Se la Consulta ammetterà  il referendum, per il Parlamento equivarrà  a quel che la lettera della Bce è stata per il governo sull’economia: bisognerà  intervenire. Diversamente – sostiene – non c’è alcun accordo con Pdl e Udc ed è molto probabile che resti il sistema attuale. Ma se qualcuno, come gli amici dell’Udc, pensa che la mediazione possa essere il proporzionale alla tedesca, si sbaglia. Il Pd non lo accetterà  mai, sarebbe la negazione della nostra proposta». Già , perché la loro bozza i democrats l’hanno disegnata: per il 70 per cento maggioritario uninominale a doppio turno, proporzionale per il restante 30 per cento. In mezzo ci sono i centristi di Casini, appunto. E se il segretario Cesa sostiene che «il Parlamento dovrà  restituire ai cittadini la possibilità  di scegliersi i parlamentari, indipendentemente dalla decisione della Consulta», è anche vero che – a sentire Buttiglione – «il miglior modo per farlo è adottare il sistema tedesco». E tanto basta per capire che un’intesa fra i tre partiti maggiori sarà  difficile. L’Idv, nonostante le voci, si dice ottimista sulla Corte Costituzionale. «Meno sui partiti – dice il capogruppo al Senato, Belisario – già  pronti a tradire la volontà  popolare con un papocchio su misura».


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