«Partire da Fukushima»: una grande conferenza per «uscire dalla dipendenza» dall’energia atomica

by Editore | 13 Gennaio 2012 8:59

FUKUSHIMA – In Giappone e altri paesi orientali quello appena iniziato è l’anno del dragone, animale di fantasia e d’aspetto minaccioso che i giapponesi considerano un protettore contro le afflizioni della vita. A capodanno infatti molti gli hanno rivolto ardenti preghiere perché cacci via le sfortune toccate al paese nel 2011.
Con spirito di sicuro meno superstizioso ma altrettanto carico di speranza, circa diecimila partecipanti sono attesi da domani a Yokohama, la città  portuale confinante con Tokyo, per partecipare a due giorni di «Conferenza globale per un mondo libero dal nucleare» organizzata da sei associazioni antinucleari giapponesi, tra cui Peace Boat e Greenpeace Japan.
«Volevamo lanciare un messaggio forte all’inizio dell’anno per incoraggiare una svolta radicale dal basso», dice Akira Kawasaki, uno degli rappresentanti di Peace Boat, principale artefice dell’iniziativa. «Come nel secondo dopoguerram quando i migliori scienziati si sono dati alle ricerche di fisica nucleare sperando di trovarvi la ricetta per riportare il benessere nel paese, ora dobbiamo raccogliere tutte le nostre risorse per trovare una soluzione alternativa al nucleare. Desideriamo che questa conferenza sia una fonte di speranza per i cittadini che desiderano l’uscita dalla dipendenza dal nucleare ma dubitano che sia fattibile. E speriamo che coinvolga soprattutto molti giovani».
I giovan saranno infatti protagonisti – a cominciare dal fatto che la maggioranza dei relatori è sotto i cinquant’anni. Poi ci saranno vari programmi per i bambini, e piccoli giornalisti che faranno i loro reportages. 
L’idea era nata l’estate scorso durante una crociera organizzata proprio da Peace Boat, a cui partecipavano molti ragazzi di Fukushima: l’organizzazione, molto attiva anche nei soccorsi dei terremotati, voleva offrir loro una vacanza libera dalle radiazioni. «Ascoltando le preoccupazioni dei genitori che li accompagnavano abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa», racconta Kawasaki. «Dopo l’incidente di Cernobyl i soccorsi alle vittime sono arrivati da tutte le parti del mondo. Ora siamo noi ad averne bisogno. Chiediamo al mondo di unire le forze per trovare una via d’uscita definitiva dal nucleare». 
Nonostante le recenti dichiarazioni tranquillizzanti del governo di Tokyo, a Fukushima l’allarme è ben lontano dal rientrare, a 10 mesi dall’incidente. Anche negli ultimi giorni si è registrato un sensibile aumento della presenza di cesio nella zona. 
Proprio da Fukushima arriverà  un nutrito gruppo di partecipati, e uno spazio – la Fukushima Room – è stato allestito per dialoghi tra gli abitanti e chi vuole offrirgli un sostegno. E «partire da Fukushima» è il motto dell’iniziativa: pensare al futuro senza il rischio di ripetere la tragedia, attraverso la conoscenza approfondita della realtà  dei fatti e la solidarietà  con le vittime.
Da Fukushima in effetti è cominciata tra ieri e oggi anche la visita degli ospiti stranieri: una cinquantina di attivisti, vittime-testimoni del nucleare, politici e scienziati provenienti da una trentina di paesi sparsi in tutti i continenti, con una visita e numerosi incontri con le associazioni locali. Alcuni nomi di rilievo tra i relatori stranieri: Riccardo Navarro, Mycle Schneider, Eric Martinot. Praful Bidwai, esponente del movimento antinucleare in India. Due parlamentari della Giordania, paese dove il governo giapponese sta cercando di esportare impianti nucleari, e Selenge Lkhagwajav, attivista e leader del partito dei Verdi in Mongolia. La delegazione più numerosa viene dalla vicina Corea del Sud, dove ci sono 21 reattori nucleari, al secondo posto l’Australia, terzo produttore mondiale di uranio.
«Il nostro obiettivo è preparare il terreno per vari progetti concreti», spiegano gli organizzatori, che elencano aree tematiche: azioni urgenti per Fukushima; creare nuovi network e gruppi che si attiveranno a partire dalla conferenza di Yokohama; i doveri del governo giapponese; i doveri di tutti i governi; ciò che possono fare gli enti locali; ciò che possono fare le aziende; ciò che ogni singolo cittadino può fare.
Un tema che attirerà  l’attenzione sono le iniziative popolari in corso in Giappone per chiedere un referendum sul nucleare. La Costituzione giapponese prevede il referendum solo in caso di modifiche costituzionali. Esiste però il referendum consultivo, e in effetti ci sono stati in passato referendum consultivi locali in diverse zone, anche sulla costruzione di centrali atomiche. Ora, forse stimolato della notizia del referendum italiano del giugno scorso, il dibattito sull’opportunità  di far esprimere i cittadini si è animato, e alcuni gruppi di cittadini di Tokyo e di Osaka hanno cominciato a promuovere la raccolta di firme per la richiesta formale di indire un referendum. 
Per la società  giapponese, ancora abituata a delegare le decisioni ai dirigenti politici, sarà  impresa irta di ostacoli: ma la conferenza sul «mondo libero dal nucleare» servirà  a favorire la presa di coscienza e far circolare informazioni.

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