«Troppo approssimativo» E diventò vice-ministro

Nel verbale del concorso in cui Michel Martone, attuale viceministro del lavoro, ha ricevuto a Roma il 7 luglio 2003 l’idoneità  di professore ordinario in diritto del lavoro (www.dirittodellavoro.it) si legge la vera storia di un giovane uomo destinato ad un posto di viceministro del lavoro nel governo dei tecnici presieduto da Mario Monti. 
La commissione giudicatrice è presieduta da Mattia Persiani con il quale Martone si è laureato con 110/110 (media del 29/30, deludente). Questo è il primo elemento utile per costruire una carriera universitaria di immediato successo: farsi seguire dal relatore di tesi, passo dopo passo, dalla culla (la laurea) alla maturità  (l’ordinariato), e molto spesso alla tomba. Secondo elemento per il concorso perfetto. Dalla relazione finale risulta che su 8 concorrenti al prestigioso incarico presso la facoltà  di Economia «Richard M. Goodwin» dell’università  di Siena, ben 6 hanno ritirato la domanda. Martone è rimasto da solo insieme ad una valente giuslavorista, Franca Bargongelli, all’epoca 52enne, ricercatrice presso la stessa facoltà  dal 1983, passata ad associata nel 2000, all’attivo quaranta pubblicazioni. Com’era prevedibile, è quest’ultima a vincere il concorso con 5 voti favorevoli contro i 4 di Martone (che ha 23 anni di meno). Il giovane rampollo del magistrato dei Cassazione, Antonio, attuale presidente della commissione per la trasparenza della Pubblica Amministrazione (Civit), riceve l’idoneità . Verrà  chiamato a professore ordinario dal suo ateneo di provenienza, Teramo. Una pratica consolidata nel mondo accademico italiano. Alcuni dei commissari, in particolare Silvana Sciarra e Franco Liso (due tra i più noti giuslavoristi italiani), con le pubblicazioni alla mano, e il curriculum scientifico di Martone, non vogliono far finta di nulla. All’epoca del concorso, Martone aveva pubblicato, da associato, solo un volume. Ha sottoposto al giudizio della commissione un altro, ma solo in «edizione provvisoria». Ha cioè presentato solo le bozze del libro, con un Isbn. Nella maggior parte dei concorsi le commissioni escludono questi libri dalla valutazione. Questo però non vale per Martone. «Dimostra – scrive Sciarra – di trattare, con spigliatezza gli argomenti prescenti E’ auspicabile che la già  acquisita maturità  scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata». Un altro commissario Marcello Pedrazzoli è ben disposto, ma imbarazzato. Restituisce Martone alla statura dei suoi 29 anni. «Deve constatarsi troppa improvvisazione e affrettatezza con approssimazioni nell’utilizzo del riscontro storico e comparativo, e con sovrapposizioni, se non confusioni, nell’amalgamare piani di discorso diversi». Poi viene Franco Liso, il più sibillino: «Il candidato merita di vedere riconosciute le sue indubbie qualità  in un’occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità  costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa, per quanto seriamente fondata». Giovane, immaturo, scientificamente approssimativo, confuso ma di sicuro successo come rivelano i ricercatori della Rete 29 aprile in un comunicato. È il destino di Michel Martone, ricercatore, avvocato, a 26 anni; professore associato a 27, ordinario a 29, consulente della Civit presieduta da suo padre per 40 mila euro, viceministro a 38. Uno di quelli che è difficile definire «sfigati».


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