Molotov contro moschea e centro indù

Nel mirino, tra l’altro, un centro islamico, la fondazione sciita Imam Al-Khoei Foundation, dove all’interno si trovavano almeno ottanta persone per una funzione religiosa, e una casa privata dove era in corso una cerimonia indù. Per fortuna nessuno si è fatto male ma, secondo la polizia, si è sfiorata la tragedia. Il primo a essere colpito domenica verso le venti è stato un negozio gestito da musulmani. Pochi minuti dopo è stata danneggiata una casa nelle vicinanze. E alle 20.44 è stata la volta della moschea, una delle più importanti di New York. Infine alle 22.14 è stato colpito il tempio indù. Gli agenti sospettano di un uomo che è stato visto alla guida di un suv color argento. In tre attacchi su quattro i contenitori delle molotov erano bottiglie di «Frappuccino» di Starbucks.
Forte la condanna del governatore democratico Andrew Cuomo, che ha sottolineato come «attacchi di questo genere non debbano trovare spazio nella nostra società  inclusiva e noi dobbiamo fare tutto quanto è nelle nostre possibilità  affinché New York rimanga un posto tollerante e sicuro per tutti».
Mentre il sindaco di New York Michael Bloomberg ha dichiarato che, «indipendentemente dalle motivazioni degli individui che hanno lanciato le bottiglie molotov nel Queens ieri notte, la loro azione è in forte contrasto con la New York di oggi che abbiamo costruito insieme».
Non è stato un Capodanno tranquillo nemmeno a Times Square, dove la polizia ha fermato un trentatreenne armato fino ai denti, con una pistola e una mitragliatrice cariche e pronte per l’uso. Il sospetto che l’uomo stesse per entrare in azione è pesante, con gli investigatori impegnati a capire se si tratti semplicemente di uno squilibrato oppure se dietro la vicenda ci sia una trama di tipo terroristico. Reggie Allen, questo il suo nome, è stato bloccato per caso mentre tentava di entrare senza biglietto in metropolitana. Sulla nuca dell’uomo un inquietante tatuaggio con la scritta «Me Against the World».


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