Se la Svezia sterilizza i transessuali

Per accedere alla possibilità  di cambiare sesso, in Svezia, ci sono leggi molto rigorose, e requisiti che devono essere soddisfatti, altrimenti il governo non riconosce l’operazione di cambio sesso: bisogna essere single, cittadini svedesi, maggiorenni, bisogna passare per un periodo di counseling psicologico e di “real test life”, ovvero un periodo di prova nei panni di una persona dell’altro sesso. E poi, bisogna dimostrare di essersi sterilizzati: proprio quest’ultimo requisito sta diventando argomento di scontro per gli appartenenti alle comunità  trans di Svezia, e sta causando anche la mobilitazione delle organizzazioni per i diritti umani.

E’ CONTRO I DIRITTI UMANI – Per Human Rights Watch un tale requisito “viola i diritti fondamentali”, dice il responsabile campagne Lgbt dell’organizzazione non governativa Boris Dittrich. Sui media Lgbt il dibattito sul punto è altissimo, soprattutto perché il governo svedese afferma di non avere particolare intenzione di rimuovere la normativa. “Annika Eclund, portavoce Lgbt per il Kristdemocraterna”, ovvero il partito di centrodestra al governo “responsabile per il blocco”, ha già  detto ad una radio “non capisce pienamente perché violerebbe i diritti umani. Se come donna sento veramente di essere un uomo e voglio cambiare genere, è perfettamente naturale che come padre non sia in grado di dare la vita”, dice la Eclund. Per gli attivisti, non basta certo come giustificazione: Dittrich ha già  scritto una lettera aperta al primo ministro chiedendo la rimozione della normativa. “La legge svedese causa discriminazione per le persone transessuali che non vogliono sottoporsi ad interventi del genere, che sono oltremodo invasivi, per varie ragioni, come il desiderio di diventare genitori, un giorno. La legge sui trans risale al 1972 ed è completamente fuori quadro rispetto alle best practices internazionali”.

LETTERA AL PRIMO MINISTRO – La Svezia, fa notare PinkPaper, ha d’altronde un doloroso passato riguardo leggi “eugenetiche”, ovvero i programmi di sterilizzazione forzata che sono continuati almeno “fino al 1976″. Il premier svedese, di nome Fredrik Reinfeldt, in passato ha avuto parole chiare contro pratiche del genere, e dunque “non si capisce perché faccia così tanta resistenza nell’abolizione di una tale norma”: forse, malignano gli attivisti, dipende dal fatto che il suo governo di coalizione è sostenuto in maniera determinante da partiti più a destra della sua formazione moderata. Ulrika Westerlund, a capo della federazione svedese per i diritti Lgbt, dice che “si sta provando in ogni modo a fermare questo accordo parlamentare per il mantenimento della legge, perché sui diritti umani non si discute. Questa legge dovrebbe essere cancellata tempo fa”. Un’altra attivista afferma che “il primo ministro è attualmente sotto scacco da parte di una piccola formazione reazionaria di destra. Speriamo trovi il coraggio per resistere a questa pressione e permetta la riforma in questa legislatura”.


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