Un medico palestinese per la Romania la piazza si infiamma contro il caro-Sanità 

BUCAREST – Schegge di vetrine infrante, bancomat divelti, bidoni della spazzatura dati alle fiamme, simboli del potere ridotti in cenere. Quattro giorni di tumulti contro il governo rumeno – contro la presidenza, l’esecutivo di centrodestra, ma anche contro l’intera classe politica – sono costati 70 feriti, 250 arresti, 283 persone finite sotto inchiesta per violazione dell’ordine pubblico. I danni materiali sono ancora da quantificare, ma comunque ingentissimi. Questo il primo provvisorio bilancio delle manifestazioni contro il piano di austerità , molto più che lacrime e sangue, varato dal governo di Bucarest, le più violente dell’ultimo decennio, quando – si era negli Anni Novanta – a mettere a soqquadro il Paese ci pensarono i minatori della Valle dello Jiu, nel Sud Ovest della Romania.

Traian Basescu, il contestatissimo presidente, tace. Il premier Emil Boc, anche lui al centro di una violenta contestazione, invita alla calma e al dialogo, ma la rabbia continua a divampare. E né il gelo – Bucarest è abbondantemente sotto zero – né le cariche della polizia in tenuta antisommossa sembrano in grado di arrestarla. 
Ma chi sono queste decine di migliaia di persone? Sono studenti, impiegati, pensionati, intellettuali. Uomini e donne, giovani e meno giovani. La cosiddetta società  civile, scesa in piazza a migliaia perché non ne può più. La pazienza dei rumeni è al limite. Infatti, si fa presto a predisporre piani di austerità  per far quadrare i conti – e la Romania li ha in profondo rosso – ma bisogna fare anche i conti con la realtà . E la realtà  racconta di una disoccupazione a due cifre, di un salario medio che non arriva a 350 euro, di tagli alle buste paga degli impiegati pubblici di un 25 per cento netto, e di pensioni ridotte a 160 euro al mese per chi ha accumulato 37 anni di lavoro.
Condizioni queste che – è opinione di Mircea Toma, editorialista del settimanale Accademia Catalencu – non consentono nemmeno di sopravvivere. Ecco perché, per accendere la miccia della protesta, basta che un viceministro alla Sanità , Raed Arafat, assai amato dalla gente, si dimetta in segno di dissenso rispetto a un controverso disegno di legge per la privatizzazione di alcuni servizi sanitari, del quale non era stato nemmeno informato. Arafat, di origini palestinesi (la famiglia proviene da Nablus, in Cisgiordania), medico volontario dall’età  di 14 anni, addestrato a Parigi e negli Stati Uniti con la Guardia navale americana, emigrato in Romania nel 1981, ha creato un servizio mobile di emergenza (Smurd) molto apprezzato dalla popolazione. Per questo è stato insignito del titolo di Cavaliere e poi di Grande Ufficiale della Romania.
Dopo gli scontri innescati dal clamoroso gesto di Arafat, il primo ministro ritira il provvedimento e respinge le dimissioni del viceministro – siamo a giovedì – ma le proteste continuano. All’inizio proseguono in maniera pacifica. Fino a sabato. Soprattutto a Bucarest. Poi la situazione sfugge di mano: a seminare caos e violenza ci si mettono gli estremisti del tifo, gli hooligan della Steaua, che, abituati come sono, prendono a caricare la polizia, che perde la testa, e a sua volta risponde con un eccessivo uso della forza. Il premier apre un dialogo con le parti sociali. Ma la proverbiale «goccia» – come dice un manifestante – è ormai traboccata dal vaso».


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