Una povera corsa all’oro

E il motivo è che la municipalità  di Pantukan, nella valle di Compostela, è una zona mineraria dove alcune grandi compagnie multinazionali sono affiancate da un ampio settore di attività  minerarie «su piccola scala» – una sorta di corsa all’oro che coinvolge piccoli imprenditori, notabili locali – e una moltitudine di poveri cercatori, che poi sono quelli che si addentrano in tunnel scavati artigianalmente, scavano e setacciano: la legge definisce «su piccola scala» l’attività  che non fa uso di esplosivi, ad alta intensità  di lavoro.
Dunque il 5 gennaio una frana provocata da forti piogge ha travolto il sito minerario di Napnapan, nella municipalità  di Pantukan. E’ una zona montagnosa e impervia, ma centinaia di famiglie abitavano là  per essere più vicine alle gallerie da cui estraggono oro. Per diversi giorni circa 140 tra militari e polizia, più decine di volontari, hanno scavato nella massa di fango e rocce, quasi a mani nude perché è difficile portare sul luogo macchinari. Quando infine hanno abbandonato le ricerche il bilancio era di 36 morti, 16 feriti, e circa 140 dispersi che resteranno tali. 
L’episodio ha spinto il ministro dell’interno del governo nazionale, Jesse Robedo, a ordinare la chiusura delle attività  minerarie in quella zona, e la risistemazione delle famiglie fuori dall’area di pericolo. La stampa locale fa notare che era la seconda frana nella zona in meno di un anno. Ramon Paje, ministero per l’ambiente e delle risorse naturali del governo centrale, allora aveva ammonito la popolazione e le autorità  locali che secondo i geologi la zona era «altamente suscettibile» di nuove frane, per via di una fissura sulla cresta della montagna che sovrasta il sito minerario: «Gli avevamo detto che era solo questione di tempo», ha dichiarato il ministro Paje all’agenzia Ap. Anzi: risulta che fin dal 2008 c’erano ordinanze che imponevano alla popolazione di sgomberare il sito.
Perché allora migliaia di poveri filippini continuano a vivere su quelle montagne impervie e franose? Il governatore della Compostela Valley ha istituito una commissione d’inchiesta su eventuali responsabilità  nella tragedia, e ha dichiarato che uno degli indagati sarà  il sindaco di Pantukan, Celso Sarenas, accusato di non aver fatto applicare il divieto di abitare nella zona della frana. E un giornale di Davao, la principale città  di Mindanao, spiega che il sindaco Sarenas non ha applicato quell’ordinanza perché lui stesso è il finanziatore-padrone di alcune miniere della zona.
Il Sun Star di Manila va oltre: cita un comunicato della Save Pantukan Alliance, rete di gruppi e forze sociali di quella zona di miniere: «Il governo resta molto dipendente dall’esportazione di materie prime e altre risorse naturali», e la povertà  spinge migliaia di persone che hanno perso la terra a guadagnarsi da vivere scavando in piccole miniere artigianali, spiega. Pantukan è zona di attività  minerarie importanti, una delle fonti dell’export nazionale, ed è da una trentina d’anni che vi continuano anche le attività  su «su piccola scala»: e quei cercatori non sono una parte indifferente della ricchezza estratta da quelle montagne: nel solo 2011 la produzione lorda della Compostela Valley ammontava a circa 500 milioni di euro, fa notare la «Alleanza per salvare Pantukan» citando dati governativi: ma non è mai stato fatto alcun passo per gestire il settore, riabilitare le zone critiche dal punto di vista geologico, garantire un minimo di sicurezza ai lavoratori, dare mezzi alternativi di sopravvivenza ai cercatori.


Related Articles

L’ULTIMA AGGRESSIONE ALL’ARMONIA DI VENEZIA

 Il ponte di Calatrava colpisce ancora. Dopo una storia infinita di costi ballerini (lievitati da 2 a 23 milioni di euro), di varianti in corso d’opera, di costosissime manutenzioni, il quarto ponte sul Canal Grande è diventato il passaporto per un nuovo intruso nel cuore di Venezia: l’indecente alberghetto in vetro, ferro e cemento già  in costruzione a un passo dal ponte.

Cadono cinque cavalli nel Palio Dagli animalisti 1.660 denunce

 SIENA — Non c’è mai niente di scontato al Palio di Siena. E anche quando la corsa rispetta i pronostici, brividi e colpi di scena sono sempre in agguato. Trionfa la contrada della Giraffa con il cavallo più blasonato, Fedora Saura, femmina grigia di 10 anni e il fantino Andrea Mari, detto Brio, ma quando la corsa sembra chiudersi senza troppi scossoni, ecco una caduta, rovinosa e inattesa, a mettere i brividi e a far scattare nuove polemiche.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment