Ungheria, si muove la Ue “Basta leggi liberticide”

BERLINO – Divisa sull’euro, minacciata dalla recessione, debole sulla scena internazionale, l’Europa almeno in un caso ha mostrato carattere: la risposta alla svolta autoritaria in Ungheria, paese membro dell’Unione dal 2004. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha annunciato ieri l’apertura di procedure d’infrazione a carico di Budapest. Bruxelles contesta alcune delle leggi liberticide varate dal governo di destra nazionale dell’autocratico premier Viktor Orbà n: la minaccia all’autonomia della Banca centrale, le mani sulla giustizia, le leggi non garantiste sulla protezione dei dati personali. Orbà n – soprannominato dall’opposizione “Viktà tor”, gioco di parole tra il suo nome e “dittatore” – reagisce promettendo vagamente concessioni. Il 24 incontrerà  a Bruxelles Barroso per un chiarimento. Ma già  oggi andrà  a parlare al Parlamento europeo. «Per difendere l’Ungheria dall’attacco della sinistra internazionale», ha detto il suo portavoce, Péter Szijjà rtò. Dura, ironica la replica del nuovo presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz: «Bella notizia, non sapevo che Barroso fosse di sinistra».
«Non vogliamo ombre di dubbio sul rispetto della democrazia in un paese membro dell’Unione», ha detto Barroso. L’iniziativa della Commissione segue di pochi giorni la dura richiesta di chiarimenti presentata dalla direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde. Se non fornirà  concrete garanzie di modifiche alle leggi – denunciate ieri anche da Amnesty international – l’Ungheria di Orbà n non rischierà  solo di essere deferita alla Corte europea di giustizia. Sarà  in pericolo il credito di 15-20 miliardi di dollari chiesto a Ue e Fmi, e senza il quale un suo default, a causa della fallimentare politica economica autarchica di Orbà n e non solo degli errori dei precedenti governi socialisti, sembra inevitabile.
Le leggi contestate sono: i pesanti limiti all’autonomia della Banca centrale, in contraddizione con il Trattato di Lisbona. Il pensionamento anticipato a 62 anni dei giudici, con la creazione di un’autorità  che controlla la magistratura, affidata a un’amica della famiglia Orbà n. E la protezione dei dati privati. «Siamo pronti a regolare tutto», ha detto il ministro della Comunicazione, Zoltà n Kovacs. Ma nel regime falchi affiancano colombe. «Non permetteremo gli attacchi della sinistra», insiste Szijjà rtò. Tra stretta autoritaria, aumento della povertà  e crisi economica, la tensione minaccia di salire. I sostenitori di Orbà n organizzano per sabato una grande marcia su Budapest: contadini, militanti da ogni angolo del paese, ussari in uniforme. Con la promessa di una diaria. L’ultradestra neonazista (Jobbik, terza forza in Parlamento) brucia in piazza le bandiere della Ue. «Dobbiamo liberarci di Orbà n, è un uomo malvagio», ha scritto ieri sulla Frankfurter Allgemeine lo scrittore magiaro Gyorgy Konrad, leader del dissenso sotto il vecchio regime comunista.


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