Debiti imprese verso la moratoria bis
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MILANO – Governo banche e Confindustria vicini a siglare la nuova moratoria sui crediti delle piccole e medie imprese, che dovrebbe sospendere rate di finanziamenti per un valore di 65 miliardi di euro, come già avvenne nel 2008-2009 dopo la prima crisi finanziaria.
L’incontro di ieri tra il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari e il presidente della piccola industria di Confindustria Vincenzo Moccia è servito a parlare dell’argomento – che ha molte sfaccettature ed è veramente urgente perché l’Italia limiti i danni del suo 2012 di recessione, come ha detto anche Ignazio Visco al Forex sabato, ricordando che a dicembre il credito nel paese è arretrato di 20 miliardi – e ultimare i dettagli sulla moratoria bis. Tanto che Emma Marcegaglia ha già anticipato, con una fuga in avanti, i termini dell’intesa. «Confindustria firmerà probabilmente entro giovedì un nuovo accordo con l’Abi per allungare i debiti. L’accordo sarà allo stesso tasso di prima, e le aziende che ne hanno già beneficiato per un debito bancario lo possano riavere». L’associazione dei banchieri ha ufficialmente frenato: «Non è stata ancora fissata nessuna data per la firma, né sono confermate le condizioni di un eventuale accordo», è stata la replica. Sembra che si stia trattando su dettagli tecnici, come ad esempio quale tasso applicare ai beneficiari della vecchia moratoria se subentrano nuove garanzie ai loro prestiti. Ma i timori dei banchieri – alle prese con un 2012 in cui le perdite su crediti porteranno vicino allo zero la redditività – stanno su quel che si prepara attorno al “tavolo moratoria”. E si rivolge a certi provvedimenti allo studio del governo, come quello sui conti correnti gratuiti ai pensionati sotto i 1.500 euro, che abbasserebbe la già ridotta redditività del business. «Il credito è una vera e propria emergenza per il nostro paese e tutti dobbiamo essere impegnati su questo – ha detto Passera, fino a tre mesi fa guida della banca Intesa Sanpaolo – c’è da risolvere il problema dello scaduto, che crea indebitamento forzoso a tantissime aziende. Poi c’è da rendere meno costoso il credito, risolvendo i problemi di credibilità del paese cui stiamo visibilmente rimediando grazie agli sforzi di Mario Monti». Il ministro e il suo esecutivo hanno in mente una serie di misure, oltre alla moratoria. Dal rifinanziamento già avvenuto del fondo di garanzia, che secondo stime pubbliche potrebbe attivare risorse pubblico-private per 20 miliardi, all’anticipato recepimento della direttiva Debt payment, per facilitare pagamenti e saldi, alla gestione dei crediti scaduti (anche solo gli scaduti “tecnici”, sconfinanti per oltre 180 giorni, una tipicità italiana divenuta un problema con i nuovi principi di Basilea che impongono agli istituti di classificarli come insolvenze).
Boccia, ieri in audizione parlamentare, ha detto: «Per le imprese è in atto un preoccupante fenomeno di restrizione del credito, sia in termini di quantità erogata che di costi applicati», e ha incolpato i più severi requisiti di capitale chiesti da Basilea 3 ed Eba agli istituti. La restrizione creditizia in atto in tutta Europa finora non beneficia dei 500 miliardi di liquidità triennale all’1% che la Bce ha sparso sulle banche del continente. Che a fine febbraio saranno chiamate a un’asta bis forse di maggiori dimensioni.
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