Grecia presa in ostaggio

ATENE. Il voto nel parlamento di Atene rischia di portare la Grecia in una specie di nuova guerra civile prolungata. I deputati greci saranno chiamati a esprimersi questa sera sul «cambio» dei bot in mano ai privati, il cosiddetto Psi (Private Sector Agreement), la ricapitalizzazione delle banche e l’autorizzazione al premier Papadimos e al ministro delle finanze Venizelos a firmare il nuovo Memorandum e trattare la sua applicazione. Il grande successo della seconda giornata di sciopero generale, ieri, e i preparativi frenetici per la grande manifestazione di oggi fuori dal parlamento, hanno dimostrato che il paese rifiuta le politiche recessive e di disoccupazione imposte dalla troika e Angela Merkel.
Il leader del Pasok, Papandreou, e quello di Nea Dimokratia, Samaras, hanno parlato ieri ai loro gruppi parlamentari e indirettamente al paese, utilizzando ogni sorta di ricatto per garantire il voto del parlamento. Sanno che hanno ancora i numeri e agitano lo spauracchio del fallimento per spaventare i loro deputati e isolare le sinistre e chi continua a protestare: spariranno le medicine dagli ospedali, la benzina dai distributori, i soldi dalle banche. La gente resterà  senza stipendi e pensioni… I discorsi di Papandreou e Samaras non possono che convincere i loro deputati: dunque socialisti e conservatori andranno a votare con l’obbligo della disciplina di partito. Chi non vota resterà  fuori dalle liste elettorali quando si tornerà  alle urne, hanno minacciato i due leader. Da parte sua Samaras ha promesso elezioni anticipate subito dopo la conclusione del taglio del debito con il «cambio» dei bot in mano ai privati.
Undici deputati del Pasok e di Nuova Democrazia si aggiungono ai parlamentari di Laos (di estrema destra) che non voteranno il Memorandum, con l’eccezione dei due viceministri. Lunedì Papademos sarà  costretto a un rimpasto per sostituire i membri di Laos e i due viceministri socialisti che si sono dimessi nei giorni scorsi.
Il ministro delle finanze Venizelos, probabile delfino di Papandreou alle prossime elezioni, ha avvertito che se il paese andrà  al fallimento le misure della troika – in confronto – sembreranno un miraggio; e che il governo che sarà  in carica a giugno dovrà  prendere decisioni molto difficili per il 2013 e 2014. Praticamente ha minacciato una nuova raffica di tagli e licenziamenti.
Papademos, da parte sua, ha detto che «il fallimento non è un’opzione» e ieri sera, in un messaggio al popolo greco, ha ripetuto che una bocciatura dell’accordo sulle nuove misure avrebbe conseguenze catastrofiche. L’ex ministra socialista delle Finanze e del Lavoro, Louka Katseli, ora dissidente, ha invece sostenuto che se si applicherà  il Memorandum la recessione arriverà  al 7-8% per il 2012 e il debito non sarà  sostenibile. Per Katseli ci sono spazi per applicare altre politiche e la Grecia si trova oggi in condizioni di poter pagare salari e stipendi senza aiuto esterno, mentre il Psi serve solo a pagare interessi e ammortamenti del debito pubblico.
Contro il Memorandum della troika si è schierato anche l’Ufficio internazionale del lavoro (Ilo), su richiesta del sindacato Gsee. L’Ilo prepara un nuovo intervento in Grecia, perché il Memorandum viola la legalità  delle convenzioni firmate tra le organizzazioni dei lavoratori e quelle imprenditoriali, cancellate insieme ai contratti collettivi.
Le manifestazioni di ieri ad Atene e in altre città  hanno dimostrato la divisione profonda del paese tra chi lotta contro il Memorandum e chi resta in silenzio, perché è difficile trovare qualcuno che si schieri apertamente in suo favore. Esclusi i media statali e quelli di armatori, costruttori e banchieri.
Il corteo di Gsee e Adedy è arrivato per la seconda giornata a Syntagma e si è sciolto senza incidenti o provocazioni da parte della polizia; mentre il sindacato Pame, del Kke, ha preferito una grande campagna di propaganda a favore della manifestazione di oggi, mettendo anche sull’Acropoli due enormi striscioni, in greco e in inglese, contro «i monopoli dell’UE». La segretaria del Kke, Papariga, non si stanca di ripetere che con euro o dracma, con il fallimento o senza, la gente sarà  chiamata a pagare le malefatte di banchieri, industriali, speculatori, della troika e dei governi di Pasok, Nd e Laos. Per quanto incredibile, il Kke segue ancora la sua linea di isolamento dal resto delle forze sindacali, politiche e sociali.
Per il presidente della coalizione di sinistra Syriza Tsipras, quelli che si preparano a firmare «la sottomissione del paese alle banche, al capitalismo selvaggio e allo sciovinismo economico di Merkel» sono «nani politici». Da parte sua il leader della Sinistra Democratica, Koubelis, ha dichiarato il suo fermo voto contro il nuovo Memorandum.


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