I leader e il nuovo patto della crostata “Scriviamo insieme un testo unico”

ROMA – Il progetto di riforma porterà  la firma di Pd e Pdl. Se ci starà , anche del Terzo polo. Costretti a fare sul serio, stavolta, i partiti maggiori, e a farlo in fretta. Non solo perché il Quirinale segue la trattativa con estrema attenzione, ma perché si giocano la sopravvivenza. È già  una riedizione in versione 2012 del “patto della crostata” e dall’esito della partita dipenderanno non solo le regole del gioco, ma anche le squadre in campo. Che da qui alle politiche del prossimo anno saranno stravolte da nuovi equilibri. 
Certo è che la nota sottoscritta a sorpresa dai due partiti maggiori al termine dell’incontro tra gli sherpa, è il primo passo di un cammino complesso ma ormai obbligato. Sebbene messo a rischio fin d’ora dall’imminente campagna per le amministrative. Ma è un iter destinato a proseguire a tappe forzate. Prossimo passo: un testo – congiunto anche quello, come la nota di ieri – per definire i contenuti della riforma elettorale. Seguirà  con molta probabilità  a un incontro che già  nei prossimi giorni dovrebbe andare in porto fra i tre leader. Alfano, Bersani, Casini, insieme non più e non solo per puntellare il governo del Professore. Con l’obiettivo minimo di approvare almeno la più urgente delle riforme: il superamento del Porcellum. Un’intesa di massima l’hanno già  raggiunta Pd e Pdl con la rinuncia alle preferenze. Che però fa storcere subito il muso alla sinistra democrat e ai centristi. Cammino in salita, fin d’ora. 
Il tutto è frutto anche dell’accelerazione impressa da un Berlusconi assai preoccupato. «Una cosa dobbiamo pur farla in Parlamento. Non possiamo dare alla gente l’impressione che stiamo lì solo per guardare il governo tecnico in azione» ha ripetuto negli ultimi giorni ai capigruppo e al segretario Alfano. Input che segue anche l’incontro avuto a metà  settimana dal Cavaliere al Colle con il presidente Napolitano. Uscire dal letargo, intanto. Berlusconi ne ha parlato fino a notte fonda con Umberto Bossi nel vertice di lunedì ad Arcore. Dal Senatur, l’ex premier ha strappato un mezzo via libera per correre insieme alle prossime amministrative. «Al Nord sono quasi tutte nostre giunte uscenti, non possiamo mandare tutto per aria» è stato il suo ragionamento. Al leader del Carroccio tuttavia ha dovuto concedere, sull’altro piatto della bilancia, il pieno coinvolgimento nella riforma elettorale e la promessa a non stravolgere più di tanto il Porcellum. Rassicurazioni in parte confermate ieri pomeriggio, nel primo vertice avuto da Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa e Donato Bruno con Calderoli e i capigruppo leghisti nelle stanze della commissione Affari istituzionali. Ma i giochi, quelli veri, si sono aperti subito dopo nello studio di Luciano Violante, quando i tre pidiellini hanno incontrato l’ex presidente della Camera, Gianclaudio Bressa e Luigi Zanda. «Si sono solo annusati» minimizzano dal Pd, non fosse altro per rassicurare gli «alleati» del patto di Vasto già  in fibrillazione: dipietristi e Sel. Fatto sta che nel chiuso di quella stanza si è abbozzato a un possibile testo di partenza per dire addio al Porcellum. Come? Con una sorta di “ibrido”, un sistema iberico-tedesco, che passi da un 50 per cento di maggioritario (alla spagnola) con collegi molto piccoli per consentire agli elettori comunque di scegliere. E per l’altra metà , un proporzionale con liste bloccate. Basterà  a convincere la Lega? Difficile. «A noi interessava strappare al Carroccio una prima disponibilità  ad andare oltre il Porcellum e l’abbiamo ottenuta» ragionava a fine incontri uno degli emissari pidiellini. Certo, va registrata la perplessità , se non le resistenze, di La Russa e degli ex An. Fosse per loro l’attuale sistema andrebbe appena ritoccato. Quagliariello, Frattini e la maggioranza Pdl vuole andare oltre. Anche se difficilmente andranno in porto altre riforme istituzionali, come l’annunciata riduzione dei parlamentari o il superamento del bicameralismo: mancano i tempi tecnici. Berlusconi insiste perché vada in porto almeno il rafforzamento del premier con la nomina e la revoca dei ministri. Oggi il Pdl aprirà  la trattativa coi centristi, che intanto stanno a guardare non senza sospetti. «Siamo sereni, qualsiasi scelta facciano dovranno fare i conti con noi – spiega il braccio destro di Casini, Roberto Rao – Se puntano a un “porcellinum” per marginalizzarci o costringerci a scegliere, ci fanno un grande regalo: noi andiamo al voto a passo di carica sicuri della nostra forza». Essere decisivi in ogni caso, è la loro scommessa.


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