Intervento militare in Siria, no della Ue

NEW YORK – L’ombra tragica del massacro si allunga sulla città  martire di Homs mentre al Pentagono i generali allertati da Barack Obama calano la carta dell’intervento. Nessuno scalpita per scendere in armi in quel fazzoletto di Medio Oriente dove Israele sta già  meditando l’attacco preventivo all’Iran che si arma dell’atomica. Ma il portavoce di Barack Obama conferma: «Nessuna opzione è esclusa». Dopo l’impasse all’Onu che il segretario di Stato Hillary Clinton ha definito una «farsa» – col niet alla risoluzione anti-Siria di Mosca e Pechino – anche i russi ora temono lo scatto di forza. Il presidente Dimitri Medvedev telefona al collega francese, Nicolas Sarkozy, avvertendolo di evitare «misure bilaterali precipitose». «Non dobbiamo agire come un toro in un negozio di cineserie», rincara verso gli Usa il premier russo Vladimir Putin. Come se il toro scatenato e accecato dal sangue non fosse invece Bashar Al Assad. Medici Senza Frontiere racconta che in Siria i feriti non possono più neppure essere trasportati negli ospedali. Sono arrestati insieme ai medici che tentano di salvarli: «Anche la medicina è usata come arma di persecuzione».
È l’ultima vergogna. La Cnn rilancia l’appello dei resistenti. “Danny” continua a implorare via Skype l’intervento dell’Occidente e mostra in tv le bombe scaricate sui ribelli di Homs. La città  è al quinto giorno di assedio. Ma la tela che sta tessendo Putin, che ha spedito a Damasco il ministro degli esteri Sergey Lavrov, sembra quella di Penelope: serve solo a far prendere altro tempo. I russi dicono che il vice del presidente-dittatore vuole riaprire il dialogo con l’opposizione e chiede all’Occidente e ai paesi arabi di «cominciare il dialogo». Ci crede solo Recep Tayyp Erdogan che alza il telefono per chiamare il vicino di Damasco: ma dopo 11 mesi di rivolta Assad non sembra avere intenzione di passare la mano.
Prendere tempo invece sì. Come ha fatto poco più di un mese fa alla tv americana Abc. Gli hacker di Anonymous, quelli già  protagonisti della guerriglia informatica in difesa di WikiLeaks e Occupy Wall Street, sono riusciti a entrare nel fortino elettronico del regime: per la verità  protetto da un’intelligence da babbei visto che la password era “12345”. Lo scandalo è nell’ammissione delle montagne di falsità  che Assad si preparava a riversare alla conduttrice Barbara Walters. A consigliarlo erano Sheherazad Jaafari, figlia dell’ambasciatore siriano all’Onu Bashar Jaafari, e Luna Chebel, ex giornalista di Al Jazeera poi mica per niente cooptata nello staff di Assad. «È molto importante e vale la pena menzionare che all’inizio della crisi sono stati fatti alcuni “errori” perché non c’era una “forza di polizia” all’altezza», si legge nelle email secondo la ricostruzione del giornale israeliano Haaretz. «La psiche degli americani può essere facilmente manipolata se messa di fronte alla parola “errore commesso”. Varrebbe anche la pena menzionare cosa sta succedendo adesso a Wall Street e il modo con cui la polizia Usa ha soppresso le manifestazioni con i cani e con la forza».
È il solito giochetto delle sinistre e destre estreme di tutto il mondo: il vero cattivo è lo Zio Sam. Che invece stavolta non vuole starsene con le mani in mano. È sempre la Cnn a raccogliere le confidenze di «due alti ufficiali» che confermano: il Pentagono «sta cominciando a vedere cosa si può fare». Ponte aereo con i resistenti? No-fly zone come quella che impedì i massacri di Muhammar Gheddafi? La Clinton ha già  lanciato l’idea di una «coalizione di amici» dopo il flop all’Onu. «Ma la Siria non è la Libia», avvertono fonti Ue contrarie a ogni tipo di azione militare. Il ministro italiano Giulio Terzi, che proprio oggi vede a Washington Hillary, esprime «irritazione» per il massacro in Siria: l’Italia ha già  richiamato l’ambasciatore e intanto studia i piani di evacuazione dei nostri concittadini. Ci si prepara già  al peggio: ma il peggio per i siriani, che contano ormai più di cinquemila vittime, è cominciato da un pezzo.


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