“La Cina rischia di sgonfiarsi”

LE PREVISIONI L’aumento annuale del Pil potrebbe scendere al 5-6% dopo anni sopra il 10
ALLARME SOCIALE Le diseguaglianze crescono. Sempre più famiglie chiedono una copertura sanitaria

La crescita cinese rischia di rallentare in assenza di riforme strutturali: a lanciare l’allarme sulla seconda economia del Pianeta è il rapporto China 2030 frutto del lavoro congiunto della Banca Mondiale e del Centro di ricerca per lo sviluppo di Pechino.
«L’attuale modello di sviluppo cinese è insostenibile – ha detto il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, presentando il documento a Pechino – e servono profonde riforme per evitare una brusca inversione della crescita». Ad evidenziarlo è la previsione che l’aumento annuale del pil scenderà  al 5-6 per cento a partire dal prossimo anno fino al 2030 dopo essere stato al 10 per cento negli ultimi 30 anni. Per scongiurare che ciò avvenga il rapporto mette nero su bianco sei raccomandazioni sulle riforme da adottare che contengono la descrizione delle più gravi debolezze del gigante cinese perché «le scelte che hanno consentito l’attuale crescita sono state ispirate da Deng Xiaoping oltre 30 anni fa e ora siamo arrivati a un punto di svolta dove un secondo cambiamento strategico è necessario».
Il primo passo suggerito riguarda il «rafforzamento dell’economia di mercato» con la «riforma delle imprese statali» che controllano gran parte di produzione e commerci a favore «dello sviluppo del settore privato» passando attraverso «la riduzione delle barriere in entrata e uscita» e l’«aumento della competizione in tutti i settori, inclusi quelli strategici». Nel settore finanziario ciò significa «commercializzare il sistema bancario consentendo ai tassi di interesse di essere progressivamente stabiliti dalle forze del mercato» mentre nell’agricoltura ciò comporta una «riforma per proteggere i diritti dei contadini ed aumentare la produttività  delle terre».
L’idea di fondo è garantire più diritti a ogni protagonista del mercato, inclusi i lavoratori perché «servono misure per incrementare il tasso di partecipazione alla manodopera tanto ripensando la politica dei salari quanto ricorrendo a strumenti come pensioni, assicurazioni mediche e sussidi di disoccupazione». Riguardo alla sicurezza sociale, il rapporto lancia l’allarme sulle «crescenti diseguaglianze» facendo presente il bisogno di «consentire alle famiglie di avere lavoro e copertura sanitaria» puntando a far venir meno le «grandi differenze fra città  e campagne in materia di accesso ai posti di lavoro, ai servizi pubblici essenziali e alla protezione sociale».
Lo sviluppo deve dunque allargarsi alle aree rurali puntando anzitutto sui «servizi sociali», ovvero su una forma di protezione e assistenza per chi finora è rimasto escluso dalla crescita accelerata delle città . Gli altri punti deboli vengono identificati nel sistema dell’istruzione, dove «bisogna creare dei centri di ricerca di livello mondiale con forti legami con l’industria» per consentire maggiore interazione, e nell’inquinamento dell’aria a cui bisogna rispondere «incoraggiando nuovi investimenti delle industrie nell’energia pulita e rinnovabile». Affinché tutto ciò sia possibile, si afferma nella quinta raccomandazione, le autorità  di Pechino dovranno anche «rafforzare il sistema fiscale» dosando con maggiore attenzione le risorse pubbliche destinate ai governi locali affinché «siano commisurate alle necessità  reali di spesa» evitando sperperi e corruzione.
Nell’ultima parte, China 2030 osserva che seguendo tale percorso Pechino, oltre a sostenere e prolungare la propria crescita, aumenterà  l’integrazione nell’economia globale «con effetti benefici per lei e per il resto del mondo». Da qui la necessità  di «resuscitare i negoziati sul commercio multilaterale di Doha» e «integrare il settore finanziario cinese con quello globale». Si tratta nel complesso di un ambizioso programma di riforme di lungo termine e il fatto che i ricercatori di Pechino abbiano partecipato alla stesura lascia intendere la possibilità  che il destinatario sia Xi Jinping che in autunno sostituirà  Hu Jintao alla presidenza della Repubblica popolare.


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