La minaccia di Khamenei: “L’Iran libererà  Gerusalemme”

NEW YORK – L’America teme che Israele possa attaccare davvero l’Iran per fermare la costruzione dell’atomica. E l’Iran per tutta risposta soffia sul fuoco: minacciando l’America e tutto l’Occidente di rovinose ritorsioni che potrebbero sfociare in attacchi terroristici. Il segretario alla Difesa Leon Panetta non ha dubbi: «Israele dice che sta pensando a un attacco e noi abbiamo espresso tutta la nostra preoccupazione». Il Pentagono frena. Ma «chi oggi dice “più tardi” potrebbe ritrovarsi troppo tardi» ribatte l’alter ego israeliano Ehud Barak. Mentre a tuonare da Teheran è addirittura il numero uno del regime: per la Suprema Guida Ali Khamenei ogni attacco «sarà  dieci volte peggio per gli Usa» che per l’Iran.
La scelta di far sentire sul fiato dell’Occidente una voce ben più autorevole (e agghiacciante) del presidente-fantoccio Mahmoud Ahmadinejad la dice lunga sulla pressione che gli iraniani sentono montare. Lo stesso ayatollah dice che Teheran è pronta a vendicarsi non solo di un possibile attacco ma già  delle sanzioni che per il paese sono «dolorose e rovinose»: anche se paradossalmente «ci stanno rafforzando: non avremmo fatto progressi militari se non ci avessero imposto le sanzioni sul settore militare». E provoca: «Libereremo Gerusalemme».
È il motivo per cui gli israeliani vogliono accelerare: entro un anno Teheran avrà  la bomba. Obama manda Panetta a frenare: ma solo dopo avergli già  ordinato di preparare i piani di guerra. «Nessuna opzione è esclusa» conferma il capo del Pentagono. Negli Usa c’è chi sospetta che Barack finirà  per fare la guerra perché non può lasciare soli gli israeliani: e anche perché così risolleverebbe le sue quotazioni nell’anno del voto. Ma la cosa che per ora spaventa di più gli americani è l’accenno di Khamenei «ai propri mezzi» che l’Iran ha per rispondere «se necessario».
Il capo dei servizi segreti Usa James Clapper ha detto al Congresso che l’Iran potrebbe attaccare sul territorio Usa: e come precedente ha citato lo sventato attacco all’ambasciata saudita a Washington. Gli americani temono la ricomposizione di quel che resta di Al Qaeda sotto il velo degli ayatollah: dice il Wsj che l’Iran ha già  liberato quattro ex capoccia di Bin Laden detenuti lì. Il cerchio si chiude mentre gli iraniani danno il benservito anche agli ispettori dell’Onu: negando l’accesso ai siti sotto accusa. Gli inviati delle Nazioni Unite ci riproveranno il 21 febbraio. Ma davvero potrebbe essere «troppo tardi» come dicono gli israeliani: per fermare Israele stesso prima ancora dell’Iran.


Related Articles

Libano. Mentre la crisi piega il paese, tornano gli omicidi politici

Libano. Ucciso Lokman Slim, editore e attivista anti-Hezbollah e legato agli Usa. Il movimento: non siamo stati noi. Sul paese, scosso dalle proteste, le pressioni francesi: un governo in cambio dei soldi

Referendum in Crimea. A un passo dall’incendio

La caricatura di un referendum sancirà oggi il ritorno della Crimea alla Russia. A forza di giocare con il fuoco, l’incendio della guerra può investire l’Europa

“Que se vayan todos”, l’Argentina dieci anni dopo il crac

crac argentina

Siamo a pochi giorni dal Natale 2001, e il paese del Cono Sur è in una profonda crisi economica, finanziaria, politica e sociale, dovuta alle scelte scellerate di un governo neoliberista che – conclusasi la triste parentesi della dittatura – ha svenduto il paese ai privati, principalmente stranieri, seguendo tutte le ricette del Fondo Monetario Internazionale. Tanto da guadagnarsi il plauso e l’appellativo di migliore alunno dall’istituzione finanziaria internazionale.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment