La mortalità  infantile nel mondo

Il numero di bambini che muoiono entro il quinto anno di età  è considerato un importante indicatore per determinare le condizioni economiche e sociali di un paese. I trattamenti sanitari nel periodo neo-natale e i programmi di vaccinazione hanno contribuito a ridurre sensibilmente la mortalità  infantile in molti paesi del mondo, sia economicamente avanzati che in via di sviluppo. Come spiegano sull’Economist con un grafico, negli anni Settanta nel Mali il 37 per cento dei bambini non raggiungeva il quinto anno di età . Quarant’anni dopo, la media si è ridotta notevolmente portandosi intorno al 18 per cento, dato comunque ancora alto e che richiederà  enormi sforzi per portarsi alle medie dei paesi più avanzati.

Le Nazioni Unite, nei loro “Obiettivi di sviluppo del millennio”, hanno stabilito che entro il 2015 i paesi in via di sviluppo dovranno ridurre di un terzo la mortalità  infantile rispetto ai dati del 1990. Nel 2010 solamente 17 paesi, come Brasile, Egitto e Turchia, hanno raggiunto questo obiettivo. La Cina, dove vive in media il 13 per cento dei 636 milioni di bambini con meno di cinque anni, dovrebbe raggiungere l’obiettivo entro il 2015. I paesi che mancheranno gli obiettivi saranno più di cento. In Italia nel 2010 sono morti 2 bambini al di sotto dei cinque anni ogni mille nascite, nel Congo poco meno di 170, in Sudafrica circa 60 [pdf].

Il grafico mostra il numero di morti tra i bambini al di sotto dei cinque anni per ogni mille nascite. Il cerchio rosso indica la media del 1970, il cerchio azzurro quella del 1990 e il pallino blu l’ultimo dato disponibile, riferito al 2010. Nella colonna a destra è indicata la posizione in classifica del singolo paese.


Related Articles

I biocarburanti e i silenzi della Banca Mondiale

    Coltivazioni estensive di biocarburanti – Foto: Ecoo

Era il più atteso rapporto della Banca Mondiale. Finalmente una panoramica sull’accaparramento delle terre in Africa e Asia, ovvero sulle acquisizioni in massa di milioni di ettari di terra coltivabile da parte di Paesi come la Cina e l’Arabia Saudita, ma anche di governi e aziende europei che stanno investendo sulla produzione di biocarburante. Invece il rapporto “Rising Global Interest in Farmland” è diventato interessante più per quello che non dice che per quello che dice.

Key For Up e Overing, a Terni lo sciopero paga

Call Center. Operatori assunti dopo le proteste

“Ogni Stato realizzi un piano per sopportare l’uscita di Atene”

Bruxelles lancia l’ultimo allarme Task force della Bce. E per le banche spagnole ipotesi Esm   Sulla crescita Paesi divisi, ma Italia, Spagna, Francia e Inghilterra fanno fronte comuneBerlino non vuole ammorbidire il memorandum firmato dalla Grecia in cambio degli aiuti

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment