Lotta di potere a Chongqing

Una cruenta lotta di potere con tinte alla Le Carré è emersa in questi giorni dall’opaco sottobosco della politica cinese, dove cresce l’agitazione in vista del cambio di leadership nel prossimo autunno. Il teatro è il Sichuan e il protagonista apparente è Wang Lijun, 53 anni, ex capo della polizia e vice sindaco di Chongqing, che lunedì scorso ha mandato in fibrillazione i vertici cinesi e infiammato i social network del paese presentandosi al consolato Usa di Chengdu, capitale della provincia. Era carico, pare, di documenti top secret come quelli che solo un capo della polizia può custodire. Vi è rimasto un giorno e una notte, mentre intorno si scatenava l’inferno. La sede diplomatica è stata circondata da centinaia di agenti; solo martedì mattina sono riusciti a prendere in consegna l’alto dirigente. Washington conferma l’accaduto ma si limita a dire che Wang se n’è andato volontariamente. Anche Pechino conferma la «visita» e preannuncia un’indagine. A imporre prudenza è la tempistica: la prossima settimana il vice premier Xi Jinping, futuro capo dei capi della nuova generazione che prenderà  il potere, sarà  in visita ufficiale negli Usa. Aprire ora un contenzioso di questa portata sarebbe esplosivo. Consegnato alla Commissione disciplinare, Wang Lijun è stato condotto a Pechino, e là  le sue tracce si perdono. Il comunicato che chiude ufficialmente, per ora, la questione parla di grave stress da lavoro e di congedo per motivi di salute. La storia però non è affatto chiusa e i suoi effetti per gli equilibri interni del Pcc potrebbero essere tale da far emergere le linee di scontro che lacerano il Partito alla vigilia di una delicata transizione. Nella storia, Wang rischia di fare la parte della gallina ammazzata per impaurire la scimmia, come recita un efficace detto cinese. La scimmia sarebbe Bo Xilai, potente segretario del Pc di Chongqing, detto «il maoista» per la controversa svolta impressa alla politica della vasta municipalità  a statuto speciale (33 milioni di abitanti). Ma cosa ha portato Wang a una mossa disperata come approdare al consolato Usa? Fino a dieci giorni fa l’alto quadro era ancora il braccio destro di Bo Xilai, che nel 2008 lo aveva chiamato per combattere la criminalità , dilagante a Chongqing anche grazie al favore di politici e uomini d’affari. Una lotta senza quartiere, che si attira molte critiche per i suoi mezzi spietati ed extra legali, e sfociata in mega processi che porteranno alla condanna, talvolta anche a morte, di 1500 persone: boss del crimine, consiglieri di governo, alti gradi della polizia, miliardari. Un terremoto ma anche un trionfo per i due, che ingaggiano registi e scrittori per produrre film e libri che consegnino alla storia, dicono, la verità . Sull’onda del successo Bo lancia una campagna politica che ha il suo aspetto più spettacolare nel «cantare il rosso», un revival delle canzoni rivoluzionarie di epoca maoista che coinvolge fabbriche, scuole e uffici pubblici. Una campagna eclatante, che rompe il patto del basso profilo individuale in vigore nel partito. Bo, membro del Politburo, non nasconde la propria ambizione di entrare al prossimo cambio della guardia nel Comitato permanente, il cuore vero del potere, e dà  battaglia politica, forte anche dello statuto speciale di sperimentazione concesso a Chongqing nella campagna di sviluppo dell’entroterra cinese. Si pone in antagonismo con il Guangdong, ricca provincia costiera, ma non solo, e afferma che lo sviluppo della municipalità  consentirà  di ridistribuire più equamente i profitti anche grazie a una forte presenza del settore statale. Persino la sinistra si divide. Una parte applaude, un’altra critica il flirt con il grande capitale immobiliare e le multinazionali attirate nell’area da enormi agevolazioni. I liberal-liberisti guardano con sospetto a questo mix di slogan rossi e politiche da capitalismo di stato. Gli avversari abbondano. La coppia Bo-Wang si spezza brutalmente a gennaio quando Pechino spedisce una squadra della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari, il cane da guardia anti corruzione. Alla luce di quanto accaduto in seguito, ora si ipotizza che, sotto le pressioni della Commissione, Wang abbia denunciato Bo Xilai. Come sia, 10 giorni fa Wang è destituito dalla sua carica di capo della polizia e pochi giorni dopo si è «rifugiato» nel consolato Usa di Chengdu. Bo Xilai non sembra essere stato toccato, finora, ma tutti danno ormai per distrutte le sue ambizioni. E questa sarebbe già  la migliore delle ipotesi. Perché la corruzione pervade il mondo politico cinese e tutta la storia appare come una delle grandi rese di conti che ciclicamente squassano il Pcc e si abbattono sugli alti esponenti da rimettere in riga. Resta da capire in nome di che cosa.


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