«Si ispira a Mitterrand, non all’Urss Ma un po’ di ricchi scapperanno»


«Si tratta di misure che riguardano una piccolissima parte della popolazione. Ma è vero che i simboli sono importanti, e che il clima attuale in Francia non è certo favorevole a chi ha alti redditi». L’economista Jean-Paul Fitoussi, docente a Sciences Politiques a Parigi e alla Luiss di Roma, non sembra sorpreso dalla svolta radicale del candidato socialista.
Da un lato Hollande vuole denunciare il nuovo trattato europeo perché non prevede misure sufficienti per la crescita, dall’altro non ha paura di spaventare il grande capitale.
«Qualche ricco francese se ne andrà  comunque, chiunque vinca. Anche Sarkozy sarà  obbligato ad aumentare le tasse, del resto lo ha già  annunciato».
Hollande sembra volere ripercorrere le scelte dell’ultimo — e unico — socialista che vinse le elezioni presidenziali nella V Repubblica, Franà§ois Mitterrand. Che nel primo anno al potere, nel 1981, con i comunisti al governo, attuò una politica estrema, di nazionalizzazioni, poi sconfessata nel giro di un anno.
«Mitterrand per la sinistra è il solo modello vincente. Ed è comprensibile che in questo momento Hollande ne voglia ripercorrere le orme, in base alla formula “nessun nemico a sinistra”. L’obiettivo è prendere più voti possibili al primo turno, e per fare questo il candidato socialista è pronto a radicalizzare il suo discorso. I due principali pretendenti stanno conducendo la stessa politica. Cioè comportarsi come se fossero i soli candidati in gara. E bisogna riconoscere che in questo modo stanno riuscendo a mettere in ombra tutti gli altri, da Franà§ois Bayrou a Marine Le Pen».
Se sarà  eletto, Hollande terrà  fede alle sue promesse?
«Credo che per almeno una prima fase vorrà  tradurle in pratica. Lo chiede il clima sociale del Paese. Bisogna comunque relativizzare la portata delle sue proposte. Non si tratta di instaurare l’Unione sovietica in Francia, e ciò che vuole fare Hollande è ben meno impegnativo del primo programma di Mitterrand. In fondo persino negli Stati Uniti, negli anni Sessanta, oltre un certo livello di reddito l’imposizione fiscale raggiungeva il 90%».


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