Reinserimento ex detenuti, ancora fermo il mega-progetto Anrel

ROMA – “Questa iniziativa è la dimostrazione di come quando alle parole si uniscono i fatti e quando i fatti sono ispirati da valori così alti si ottengono risultati concreti”. Parola dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta durante la presentazione ufficiale dell’Agenzia nazionale reinserimento e lavoro detenuti ed ex detenuti (Anrel) tenutasi il 6 luglio 2010 presso il ministero della Giustizia alla presenza dell’ex padrone di casa, Angelino Alfano, dell’ex capo del Dap, Franco Ionta e di Salvatore Martinez, presidente della Fondazione mons. F. Di Vincenzo e di Rinnovamento nello Spirito Santo (Rns), organizzazione capofila del progetto.
Da allora, però, l’agenzia è ancora quasi del tutto ferma e i 4,8 milioni di euro che la Cassa delle Ammende avrebbe dovuto stanziare per la realizzazione dello stesso, sono ancora numeri sulla carta. Niente di più. E non per colpa del cambio di governo. L’approvazione del decreto “svuota carceri” di qualche settimana fa, coincide con l’anniversario della seconda conferenza stampa convocata dallo stesso Martinez per fare il punto sui lavori. Il 9 febbraio dello scorso anno, infatti, venivano già  messe in evidenza grosse difficoltà  a far partire il progetto. La buona volontà  c’era, mancavano i fondi. Tutta colpa di un decreto attuativo del finanziamento che non arrivava. E di conseguenza lo start up del progetto, previsto dal 1 gennaio al 30 giugno 2011 in 5 regioni italiane (Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto) è stato ritardato. Un’idea buona, quella dell’agenzia, che però ha lasciato l’amaro in bocca a tante organizzazioni da anni impegnate in percorsi di recupero dei detenuti. La critica riguardava il fatto che un progetto nazionale fosse stato affidato senza bando ad una realtà  con un’esperienza reinserimento di 12 detenuti ed ex detenuti attraverso un progetto pilota avviato in Sicilia nel 2003 presso il Polo di eccellenza della solidarietà  e promozione umana “Mario e Luigi Sturzo” su un fondo agricolo di 52 ettari.

Il progetto, così com’era stato pensato e presentato al ministero della Giustizia, prevedeva il coinvolgimento di circa “6mila soggetti tra detenuti ed ex detenuti dei quali 1800 saranno formati e avviati al lavoro – spiegava Martinez in occasione della presentazione -. In varie espressioni avremo la cooperazione, circa 1.100 verranno introdotti in cooperative sociali, 150 in forma di impresa, 500 in forma dipendente. Duemila le famiglie che saranno assistite e accompagnate, mentre le imprese costituite dai detenuti stimiamo possano essere 65, 42 quelle aggregate. Sono dati che non teorizziamo, ma che sono stati verificati con i nostri partner”. La realizzazione dell’agenzia, infatti, vede coinvolti anche Confimprese Italia, l’Associazione italiana maestri cattolici, Confcooperative-Federsolidarietà , la Caritas Italiana, le Acli, la Coldiretti e l’associazione Prison fellowship Italia Onlus che gestiranno il progetto attraverso un’Associazione temporanea di scopo (Ats), mentre sono stati firmati protocolli d’intesa con l’Agenzia per i beni confiscati e il Comitato nazionale per il microcredito. Ma ad oggi non sembra esserci molto oltre la teoria. Ad un anno dalla seconda conferenza stampa tenuta da Martinez e ad un anno e mezzo dalla presentazione dell’agenzia sembra quasi tutto immobile. Il sito internet del progetto mostra solo il logo (http://www.anrel.it/). C’è anche una pagina su Facebook (Amici di Anrel, https://www.facebook.com/pages/Amici-di-AnReL/117985678249393), ma con pochi contatti e contenuti riproposti per riempire la bacheca.

Se si chiama l’organizzazione capofila per avere informazioni sullo stato dei lavori, poi, bisogna attendere un paio di settimane per avere qualche notizia a riguardo. Con la stampa di Anrel parla solo Martinez in persona, ma visti i ruoli che ricopre è praticamente impossibile parlarci a causa dei suoi impegni e viaggi in giro per l’Italia e per il mondo. Dopo qualche esitazione, qualche risposta azzardata dall’ufficio stampa del Rinnovamento (“il progetto è congelato”, “non ci sono novità ”), arriva la versione ufficiale firmata dallo stesso Martinez. Il progetto va avanti. Nonostante tutto e nonostante non si veda nulla. “Il progetto Anrel è in vigore e va avanti – spiega Martinez in una dichiarazione ufficiale inviata via mail -. Con la nomina del nuovo governo, sono state ristabilite le interlocuzioni di prassi con il Ministero della Giustizia e con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. La fase di start-up del progetto è in atto, ad oggi interamente autofinanziato dai partner operativi e strategici del progetto. Il decreto “svuota-carceri” ha rilanciato l’attualità  di Anrel: non basta infatti sfollare le carceri o costruirne di nuove per risolvere il problema della recidiva. Il lavoro all’esterno delle carceri, per il recupero sociale e familiare dei detenuti, è il vero unico antidoto alla sfiducia e all’emarginazione che regnano intorno al mondo carcerario”. 
Tuttavia negli uffici del ministero nessuno vuole parlarne, nonostante il 7 febbraio ci sia stato un incontro tra i vari responsabili per fare il punto sulla situazione. Una riunione che avrebbe anche individuato delle modifiche da apportare al progetto, ma che allo stato attuale è impossibile conoscere.(Giovanni Augello)

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