Sbarchi a Lampedusa, esposto contro il Viminale per sequestro di persona

ROMA – E’ stato depositato da Arci e Asgi presso la procura di Agrigento un esposto contro i vertici del ministero degli Interni all’epoca dei fatti diretto da Maroni per la privazione della libertà  degli immigrati che sbarcavano a Lampedusa. “Venivano dalla Tunisia, dall’Egitto, dalla Libia – si legge in una nota dell’Arci – , per fuggire alle violenze o per realizzare il sogno di una vita migliore che quelle rivoluzioni evocavano. Il governo italiano di allora parlò di ‘invasione’, ‘drammatica emergenza’, alimentò un clima di paura, creò le condizioni per giustificare, agli occhi dell’opinione pubblica, lo scempio di democrazia che si perpetrò in quei mesi ai danni dei migranti, in primo luogo a Lampedusa”.

“Per giorni – prosegue la nota – in centinaia furono rinchiusi nel centro di prima accoglienza (sic!) di contrada Imbriacola, senza che la privazione della libertà  personale trovasse la necessaria convalida giurisdizionale. Per quel governo e quel ministro, d’altra parte, la Costituzione e la legge sono state in più occasioni null’altro che una variabile dipendente, dagli interessi legati al consenso elettorale innanzitutto. Di quel vulnus democratico ci sono prove documentali e testimoni, come l’avvocato Luca Masera che per alcuni giorni assistette, dall’interno del centro, alle sistematiche violazioni e raccolse le testimonianze dei ‘detenuti’, mai raggiunti da un provvedimento del giudice di pace – come prevede la legge – che confermasse la legittimità  della detenzione”.

“Di quei drammatici mesi a Lampedusa non si parla più, ma c’è chi non dimentica. Oggi, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, è stato depositato un esposto contro i vertici apicali, politici e amministrativi, del ministero degli Interni in carica all’epoca dei fatti. L’esposto è firmato dal presidente dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) avvocato Lorenzo Trucco, dal presidente dell’Arci Paolo Beni, e dall’avvocato e docente universitario Luca Masera. Il reato ipotizzato è quello di sequestro di persona. Un reato grave, penalmente rilevante, a sostegno del quale esistono elementi  oggettivi (la privazione della libertà  personale) e soggettivi (la volontà  politica alla base delle disposizioni impartite alle forze dell’ordine dai vertici del ministero).

Siamo convinti che perché una delle pagine più tristi della nostra democrazia si chiuda e non si ripeta mai più sia necessario ricostruirne per intero la verità , individuare le responsabilità  e ottenere giustizia. Lo dobbiamo ai tanti che le  nostre coste non hanno mai raggiunto e che giacciono in fondo al Mediterraneo e lo dobbiamo ai vivi, a quanti hanno subito un trattamento indegno, umiliante e fuori dalla legalità . Lo dobbiamo a noi stessi, e  ai tanti che come noi aspirano a vivere in un Paese in cui libertà , diritti, democrazia siano valori irrinunciabili, sempre.

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