Tante Prediche pochi Esempi

Monti che invita a evitare la «monotonia» del posto fisso, Fornero che lo definisce una pia «illusione», e infine Cancellieri che lo riduce all’aspirazione di restare «nella stessa città  vicino a mamma e papà » hanno fatto il loro dovere di professori: prendere a scappellotti gli svogliati. Adesso c’è però bisogno che facciano i governanti, e rimuovano un po’ alla volta le cause storiche, sociali e politiche che sono alla base di questa grande coccola nazionale che mantiene i nostri figli in un perenne complesso di Peter Pan.
C’è infatti un grumo di verità  nelle proteste dei ragazzi che si ribellano all’accusa di essere la prole estenuata e infingarda di genitori iperprotettivi, incapaci di spronarli a cercarsi una strada da soli, con il sudore, la fatica e le lacrime di prammatica. E la verità  è che l’Italia non è un Paese per giovani. 
Innanzitutto perché è talmente piena di sacche di privilegio, di nicchie di casta, di raccomandazioni, di mestieri tramandati che a un papà  che non riesce a sistemare il figlio viene naturale scusarlo per scusare se stesso. Ma anche perché il nostro sistema di welfare e di spesa pubblica è stato costruito negli anni proprio per scoraggiare il giovane a lasciare la famiglia e a cavarsela da solo. Dove non esiste alcuna forma di sostegno universale, cioè uguale per tutti, alla disoccupazione e al reddito, l’unico aiuto a muovere i primi passi viene per forza nella famiglia. Così, vedendoseli servire in casa, la nostra prole si è col tempo convinta che i pasti gratis siano un diritto. Il punto dunque è rimuovere le cause per cambiare le teste, non lavare le teste per trovare le cause. Un passo giusto il governo l’ha già  fatto e speriamo che il Parlamento non rovini tutto: se in Italia passa il concetto che si può fare il professionista anche senza essere figlio di un professionista, sarà  più credibile e più egualitario l’invito a rimboccarsi le maniche rivolto ai nostri ragazzi. Ma il passo decisivo è il mercato del lavoro, e sarà  molto più difficile, perché le categorie al massimo protestano, ma i sindacati fanno scioperi generali e gli scioperi generali fanno cadere i governi.
È lì infatti che si annidano le risorse necessarie per stimolare i giovani ad andarsi a cercare il lavoro dove c’è, invece di aspettare che qualcuno glielo porti a casa e per sempre. 
C’è poco da discutere: in un Paese in cui si pagano le persone per non lavorare (con la cassa integrazione) e non si pagano le persone che cercano un lavoro (con un sussidio di disoccupazione), non si può poi rinfacciare ai giovani una spiccata resistenza alla mobilità  e un forte desiderio di monotonia, purché retribuita.
Ne consegue uno sconvolgimento dei valori da capogiro. Michel Martone, per esempio, reo di aver criticato chi non si laurea entro i 28 anni, è diventato ormai lo sfortunato simbolo di ciò che non si deve fare, e cioè vincere un concorso da ordinario a 29 anni. Mentre il popolo della Rete impicca lui e la Cancellieri per la critica del giovane mammone, non si accorge che uno dei suoi idoli, Massimo Marchiori, l’autore dell’algoritmo di Google che ieri ha lanciato il motore di ricerca Volunia, la laurea l’ha presa a 23 anni con tutti 30, e a 28 anni era già  stato assunto dal mitico Mit di Boston. 
Che cosa succederebbe oggi a un nuovo Luigi Einaudi che, sessanta anni dopo, ripetesse che neanche la laurea basta per dire di aver fatto tutto il proprio dovere nella ricerca di un lavoro di qualità , soprattutto se è stata rilasciata dall’università  di «Manica larga» o dalla facoltà  di «Lode per tutti», perché «un diploma non dà  diritto a nulla»?
Però qualsiasi manuale di pedagogia ci spiegherebbe che i giovani non si educano con le prediche, ma con l’esempio. È dunque l’esempio, dopo le prediche, che ci si aspetta dal governo dei professori. Di gente che ha trasformato le illusioni in realtà , che vive di posti fissi inamovibili e sotto casa, che approfitta di un familismo più o meno amorale, in Italia ce n’è tanta anche in età  avanzata (a partire dalle università ). Prendete a schiaffi qualche genitore, e vedrete che le colpe dei padri smetteranno di ricadere sui figli.


Related Articles

Rinviati i nuovi acquisti di F35

Mozione bipartisan: ci vorrà il via libera del Parlamento

Stipendi extra, benefit e affitti ecco le spese dei senatori leghisti con i quindici milioni del gruppo

Nuova bufera sul Carroccio. Indagano i pm di Roma.   Al senatore Calderoli viene destinata la cifra in contanti di 2.000 euro mensili. Da dicembre 2011 in poi ho consegnato personalmente ogni mese il denaro in contanti facendomi firmare una ricevuta Il gruppo pagava l’affitto dell’appartamento dove abitava il senatore Bricolo, con bonifico permanente di euro 1.250 e saldava il conto di una carta di credito che era nella sua disponibilità . Alcuni extra per la segretaria del presidente Bricolo, Stefania La Rosa e la corresponsione mensile di 1.500 euro a uno che non era un nostro dipendente ma collaborava con l’onorevole Cota

La mafia nera di Roma Alemanno tra gli indagati bufera sulla giunta Marino

Arrestati in 37. Il capo della banda era l’ex Nar Carminati In cella i vecchi manager di Ama e Eur Spa. Coinvolti esponenti Pd. Un’alleanza tra criminalità nera e politica ha pilotato per anni appalti e assunzioni in Comune e Regione.Trentasette arresti, anche l’ex sindaco Alemanno tra le centinaia di indagati. Bufera sulla giunta Marino

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment