Appello. La responsabilità  della politica

I problemi posti dal progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità  Torino-Lione non si risolvono con lanci di pietre e con comportamenti violenti. Da queste forme di violenza occorre prendere le distanze senza ambiguità . Ma non ci si può fermare qui. Non basta deprecare la violenza se non si fa nulla per evitarla o, addirittura, si eccitano gli animi con comportamenti irresponsabili (come gli insulti rivolti a chi compie gesti dimostrativi non violenti) o riducendo la protesta della valle – di tante donne e tanti uomini, giovani e vecchi del tutto estranei ad ogni forma di violenza – a questione di ordine pubblico da delegare alle forze dell’ordine. La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. La costruzione della linea ferroviaria (e delle opere ad essa funzionali) è una questione non solo locale e riguarda il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali. Per questo è necessario riaprire quel dialogo che gli amministratori locali continuano vanamente a chiedere. Oggi è ancora possibile. Domani forse no. Per questo rivolgiamo un invito pressante alla politica e alle autorità  di governo ad avere responsabilità  e coraggio. Si cominci col ricevere gli amministratori locali e con l’ascoltare le loro ragioni senza riserve mentali. Il dialogo non può essere semplice apparenza e non può trincerarsi dietro decisioni indiscutibili ché, altrimenti, non è dialogo. La decisione di costruire la linea ad alta capacità  è stata presa oltre vent’anni fa. In questo periodo tutto è cambiato: sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politiche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo. I lavori per il tunnel preparatorio non sono ancora iniziati, come dice la stessa società  costruttrice. E non è vero che a livello sovranazionale è già  tutto deciso e che l’opera è ormai inevitabile. L’Unione europea ha riaperto la questione dei fondi, dei progetti e delle priorità  rispetto alle Reti transeuropee ed è impegnata in un processo legislativo che finirà  solo fra un anno e mezzo. Lo stesso Accordo intergovernativo fra la Francia e l’Italia sarà  ratificato solo quando sarà  conosciuto l’intervento finanziario della UE, quindi fra parecchi mesi. E anche i lavori sulla tratta francese non sono iniziati né prossimi. Dunque aprire un tavolo di confronto reale su opportunità , praticabilità  e costi dell’opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe alcun ritardo né alcuna marcia indietro pregiudiziale. Sarebbe, al contrario, un atto di responsabilità  e di intelligenza politica. Un tavolo pubblico, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, da convocare nello spazio di un mese, è nell’interesse di tutti. Perché tutti abbiamo bisogno di capire per decidere di conseguenza, confermando o modificando la scelta effettuata in condizioni del tutto diverse da quelle attuali. Un Governo di «tecnici» non può avere paura dello studio, dell’approfondimento, della scienza. Numerose scelte precedenti sono state accantonate (da quelle relative al ponte sullo stretto a quelle concernenti la candidatura italiana per le Olimpiadi). Noi oggi chiediamo molto meno. Chiediamo di approfondire i problemi ascoltando i molti «tecnici» che da tempo stanno studiando il problema, di non deludere tanta parte del Paese, di dimostrare con i fatti che l’interesse pubblico viene prima di quello dei poteri forti. Lo chiediamo con forza e con urgenza, prima che la situazione precipiti ulteriormente. primi firmatari: 1) don Luigi Ciotti (presidente Gruppo Abele e Libera) 2) Livio Pepino (giurista, già  componente Consiglio superiore magistratura) 3) Michele Curto (capogruppo Sinistra, ecologia e libertà , Comune Torino) 4) Ugo Mattei (professore diritto civile, Università  Torino) 5) Marco Revelli (professore Scienza Amministrazione, Università  del Piemonte orientale) 6) Giorgio Airaudo (responsabile nazionale auto Fiom) 7) Nichi Vendola (presidente Regione Puglia) 8) Monica Frassoni (presidente Verdi europei) 9) Michele Emiliano (sindaco di Bari) 10) Luigi De Magistris (sindaco di Napoli) 11) Tommaso Sodano (vicesindaco di Napoli) 12) Paolo Beni (presidente nazionale Arci) 13) Vittorio Cogliati Dezza (presidente nazionale Legambiente) 14) Filippo Miraglia (Arci) 15) Gabriella Stramaccioni (direttrice Libera) 16) don Armando Zappolin (presidente nazionale Cnca) 17) don Tonio dell’Olio (Libera international) 18) Giovanni Palombarini (giurista, già  Procuratore aggiunto Cassazione) 19) don Marcello Cozzi (Libera) 20) Sandro Mezzadra (professore Storia dell dottrine politiche, Università  Bologna) 21) Angelo Bonelli (presidente dei Verdi) 22) Norma Rangeri e il collettivo del manifesto


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