Art. 18, Monti passa e chiude

Al Forum della Confcommercio, il presidente del consiglio Mario Monti difende la ministra Elsa Fornero per la riforma del mercato del lavoro e blinda il testo non solo nei confronti dellle richieste di Pd e della Cgil, ma anche rispetto a chi nello stesso governo pensa che qualcosa andrebbe cambiato sullo svuotamento dell’articolo 18. 
Avverte Monti: il testo della riforma sul mercato del lavoro è stato sì approvato «salvo intese» dal consiglio dei ministri, ma «non ci si illuda. Non significa che forze importanti che abbiamo ascoltato ma esterne al governo, possano in qualche modo intervenire». Uno schiaffo fuori e uno ai suoi: «Questa strana formula, ‘salvo intese’ che non è uscita per assonanza con Salva Italia, significa salvo intese fra i membri del governo e il capo dello stato». E infine, si tratterà  di «un processo di affinamento di un testo complesso che non è aperto a contributi esterni. E’ il parlamento a decidere se farlo cadere, approvarlo in blocco o modificarlo».
Fin qui Monti, che ha poi parlato della necessità  di alzare le tasse, che la crisi non è finita, che la Spagna lo preoccupa e che non si aspetta che la Cgil revochi lo sciopero. Sempre a Cernobbio, il segretario del Pd ha detto la sua: nel testo dela riforma del mercato, «ci sono cose buone ma anche cose da correggere: non possiamo accettare che in nessun caso, anche in caso di sospetti licenziamenti economici, la monetizzazione sia la soluzione esclusiva. Quello è un elemento basilare e su questo noi non ci muoviamo». Ma non che il Pd sia pronto a rompere: «Non si pone il problema di non votare. Non vogliamo una soluzione uguale a quella precedente. Noi siamo per il modello tedesco, ma la norma è più come quella americana. Noi siamo in Europa, la Germania è quella che meglio funziona al mondo: perché non dobbiamo assomigliare a loro dove le forme particolari di concertazioni sono rilevantissime?». Lo stop di Angelino Alfano, segretario del Pdl, è arrivato subito, condito da un «il governo ora è più debole»: «O si accetta il punto di equilibrio trovato dal governo dopo settimane o, se si lavora a qualche modifica, non si può immaginare che avvengano solo sull’articolo 18 e che siano modifiche di un solo colore».
A Cernobbio, Fornero ha espresso sia «rammarico» per una riforma non pienamente condivisa, sia convizione che si tratti di una buona riforma. A suo dire, «c’è stata una concordia ricercata senza mai esasperare i toni». Mentre sull’articolo 18, non c’è nessun motivo per creare tensioni sociali, ha detto, «perché non sono stati calpestati diritti». La segretaria generale della Cgil Susanna Camusso ha replicato che «il governo aveva tutte le condizioni per non doversi rammaricare, le trovo un po’ lacrime di coccodrillo». E sempre al coccodrillo ha confermato che il pacchetto di 16 ore di sciopero resta, «semmai è evidente che bisogna rafforzare di molto», perché «siamo di fronte a un governo che ha scelto una strada che rende dispari i diritti. Mi sembra – ha aggiunto – esattamente l’opposto di un’idea di unità  e coesione del Paese».
Infine, pure in casa della Confcommercio, il ministro dello sviluppo Corrado Passera ha detto che il nuovo aumento dell’Iva in ottobre sarà  inevitabile se non si trovano altre risorse. Un altro passo e chiudo.


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