Bacula, sedicesimo sgombero il Comune manda via i rom dopo le proteste del quartiere

Il blitz dei vigili al cavalcavia Bacula è scattato di mattina: venti rom allontanati, baracche rase al suolo dall’Amsa, l’ordine a Poste e Ferrovie (proprietarie dell’area) di innalzare barriere e cancelli automatici per evitare il ritorno dei nomadi. I recinti si aggiungeranno a quelli costruiti in passato allo stesso scopo, sfondati decine di volte. A chiedere lo sgombero – il sedicesimo del Comune in quell’area dal 2010 a oggi – sono stati i residenti della zona, esasperati da furti e degrado. «Sono anni che i rom tirano su accampamenti, vengono cacciati e si spostano di poche decine di metri» dice una pensionata, che assicura di avere chiamato le forze dell’ordine «centinaia di volte». Lo sgombero arriva mentre il Comune appronta con il ministero della Solidarietà  sociale un nuovo protocollo di aiuto ai bambini rom che partirà  nei prossimi mesi. «Siamo stati a Roma la scorsa settimana – dice Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali – l’obiettivo è portare a scuola i minori per sottrarli al racket. I fondi sono quelli della legge 285 per l’infanzia».
Marco Granelli, assessore alla Sicurezza, spiega la ratio dello sgombero: «Era necessario ripristinare la legalità  prima che il campo divenisse stanziale. Non bisogna dare tempo ai piccoli insediamenti irregolari di consolidarsi». Risponde Riccardo De Corato del Pdl, vicepresidente del Consiglio comunale che da assessore alla Sicurezza della giunta Moratti fece della “tolleranza zero” ai rom una bandiera: «La sinistra ci accusava di spostare i campi da una parte all’altra della città  con gli sgomberi, ma ora fa lo stesso – dice – solo che loro avvisano in anticipo i capiclan e l’intervento viene depotenziato». Con lo sgombero di Bacula il tema dei rom torna così ad animare la polemica politica. Negli anni passati il centrosinistra criticava De Corato definendo il suo approccio «inumano e inutile, sulla pelle dei deboli». In campagna elettorale Pdl e Lega accusarono a loro volta Pisapia di volere «una zingaropoli». Il sindaco, dopo la vittoria elettorale, mise le cose in chiaro. A Nichi Vendola – che in piazza Duomo invitava ad «abbracciare i fratelli rom» – rispose «non capisci Milano».
Sotto la nuova giunta Pisapia gli sgomberi vengono fatti con altre modalità  rispetto al passato, e quello di Bacula ne è l’esempio. Anzitutto, gli occupanti sono avvisati che saranno allontanati con giorni di anticipo, «per evitare inutili tensioni e dare loro la possibilità  di andarsene senza conflitti», come spiega Granelli. E cambia il senso stesso degli interventi: fra gli obiettivi dichiarati dello sgombero in Bacula c’è anche «la sicurezza delle persone rom, vista la prossimità  della rete ferroviaria». Per i vigili chiamati a “convincere” le famiglie ad andarsene la differenza con i tempi di De Corato, che ordinò 180 sgomberi in due anni, si misura nell’equipaggiamento. «Prima ci mandavano nei campi con scudi e caschi, oggi arriviamo “leggeri” – racconta un ghisa con 30 sgomberi alle spalle – un’altra novità  sta nel fatto che non abbiamo più il fotografo uffciale al seguito».
Altra differenza: mentre l’amministrazione Moratti viveva con imbarazzo il fatto di assegnare ai nomadi case del privato sociale (decisione peraltro condivisa con il prefetto Gian Valerio Lombardi, fino allo scorso anno commissario per i rom), oggi il Comune sottolinea gli aspetti dell’assistenza. Nelle comunicazioni sullo sgombero si rende conto dei tentativi di offrire ai rom «situazioni alternative che non hanno voluto accettare». E si sottolinea come Palazzo Marino fosse pronto a «predisporre strutture di accoglienza per donne e bambini». Di quei bambini, che i vicini hanno visto entrare e uscire dalle tende per mesi, al momento dello sgombero annunciato non ce n’erano più.


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