Bosusco: “Perché rapirmi? Non ho colpe”

BHUBANESWAR (Orissa) – «Sono gentili, mi trattano bene: sopravviverò». Dalla giungla del Daringibari, dove è stato rapito due settimane fa da un manipolo di guerriglieri maoisti di Sabyasachi Panda, Paolo Bosusco ha fatto arrivare la sua voce al papà  e alla sorella, che lo aspettano in Piemonte, attraverso una breve conversazione registrata dal corrispondente indiano della Bbc che domenica mattina, insieme a tre colleghi, ha incontrato i guerriglieri rossi dell’Orissa. Dalla vetta di «una collina impervia e quasi inaccessibile», raccontano, Paolo parlava attraverso il walkie-talkie che gli ha passato il leader maoista Panda, prima di scendere insieme a Claudio Colangelo per liberare il turista italiano. «La situazione non è piacevole ma a me piace stare nella giungla, non è un problema. Queste persone sono molto gentili, mi trattano bene – dice Bosusco – dite alla mia famiglia che sto bene, il mio morale è alto e non ho alcun problema. Aspetto il risultato dei negoziati». 
L’intervista dura in tutto 4 minuti e 45 secondi, e Paolo ribadisce più volte il suo amore incondizionato per l’India e l’Orissa. Sente di «essere stato rapito ingiustamente»: «Sono innocente, rispetto la giungla e la gente che la abita. Spero ci sia una soluzione pacifica a questo conflitto per le popolazioni tribali della foresta che amo, per la gente dell’Orissa e per me». Non fa appelli, ma dice di essere «felice per quei due ragazzi che lavorano con me e sono stati rilasciati, perché erano totalmente innocenti», e felice anche per Claudio Colangelo «che aveva avuto fiducia in me: pensavo non avremmo avuto problemi nella giungla, perché sono 21 anni che ci lavoro e non ho mai dovuto fronteggiarne». 
Sereno, sicuro di sé e ottimista sul suo destino di prigioniero, Bosusco si sente però ferito dalla «grande ingiustizia» che sente piovergli addosso insieme alle polemiche sulla sua agenzia, la Orissa adventurous trekking specializzata in viaggi tra le tribù primitive della giungla. «Non avrebbero dovuto rapirmi. Ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni. Non sono qui per disturbare niente e nessuno. Se il governo mi rimpatrierà , mi sarà  fatta un’ingiustizia due volte». Ma la sua discesa dai monti del Daringibari si è improvvisamente complicata. I delegati maoisti hanno presentato ieri un elenco di nuove richieste che pongono al primo punto la messa al bando della vendita di liquori nelle aree tribali, una sciagura che spesso trasforma i guerrieri armati in una minaccia concreta per gli stessi turisti. Ma l’elenco, che comprende la protezione totale delle terre delle tribù dallo sfruttamento del ricchissimo sottuolo, ha sospeso i negoziati: «Abbiamo bisogno di tempo per valutare le nuove istanze», dice il governo.


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