Finmeccanica chiude in profondo rosso Orsi promette un 2012 in nero. Se resta

Il consiglio di amministrazione di Finmeccanica approva i conti di un 2011 in rosso, provando ad archiviare anche l’era Guarguaglini. Il colosso dell’industria difesa, partecipato dallo stato, ha chiuso il 2011 senza sorprese: la perdita netta è stata di 2,306 miliardi di euro, dovuta – è stato spiegato – a fenomeni «eccezionali» e «oneri» non ricorrenti per 3,2 miliardì. Ma per il 2012 il gruppo stima un recupero, con un risultato operativo di 1,1 miliardi e il flusso di cassa positivo. 
«Il 2011 ha rappresentato un anno straordinariamente difficile, caratterizzato da una necessaria e incisiva rivisitazione della strategia industraiale e del modello di business e tecnologico di Finmeccanica, che si è inevitabilmente riflessa sul bilancio che presentiamo», ha detto il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, subentrato alla guida del gruppo nel maggio scorso sulla scia di nomine solo parzialmente pilotate dal ministro del tesoro Giulio Tremonti. Era l’epoca del grande scontro con Silvio Berlusconi e con Gianni Letta, nella spartizione delle poltrone dei gruppi pubblici. A quella bagarre si associò la Lega di governo che, si disse, avrebbe avuto un suo tornaconto dalla nomina di Orsi. Un motivo in più perché oggi, ai tempi del governo tecnico, il top manager venga descritto un giorno sì e uno no come un dead man walking. Da tempo circolano nomi di sostituti e chiacchiere su una nuova governance, dove il potere sarebbe redistribuito tra un presidente e un amministratore delegato. Ma bisognerà  vedere se Mario Monti, in qualità  di azionista di riferimento di Finmeccanica in concerto con il viceministro Vittorio Grilli e il ministro per lo sviluppo Corrado Passera, avrà  la forza (o l’interesse) di imporre subito un cambiamento ai vertici di un gruppo pure malmesso. A favore di una permanenza di Orsi gioca che, in fatto di grandi aziende partecipate, l’urgenza per Monti oggi si chiama Rai. Dove si sta rivelando più difficile del previsto mettere le mani, sia per le resistenze alla giapponese del Pdl berlusconiano, sia perché ristrutturare un’azienda culturale non è la stessa cosa di una Parmalat dissestata o di una Finmeccanica in profondo rosso. Nell’attesa, Orsi parla al futuro prossimo, più che al futuro prevedibile. Il bilancio approvato «rappresenta una premessa necessaria per consentire un nuovo corso in Finmeccanica. Il 2012 si caratterizzerà  per un miglioramento dei principali indicatori di bilancio e sarà  un anno di delicata transizione verso la Finmeccanica del futuro».
Il 2011 resta intanto un brutto imperfetto: ricavi in flessione, fermi a 17,318 miliardi con una contrazione del 7% rispetto al 2010, con una riduzione dei volumi principalmente nei settori dell’elettronica per la difesa e sicurezza, dell’energia e dei trasporti; pesante il calo degli ordini che, nel 2011, sono pari a 17,434 miliardi rispetto ai 22,453 mld del 2010 (-22%), con un portafoglio ordini attestatosi a 46,005 miliardi rispetto ai 48,668 miliardi del 2010; negativo il free operating cash flow per 358 milioni di euro, rispetto ai 443 milioni positivi del 2010; in aumento del 10% l’indebitamento finanziario netto, pari (anche questo senza sorprese) a 3,443 miliardi di euro rispetto ai 3,133 miliardi del 2010.
Ad analisti e investitori, oggi a Londra Orsi spiegherà  come nel 2012 farà  di meglio. Si è fatto anticipare da una chiacchierata informale uscita lunedì sul Financial Times, inelgante nella forma (prima i giornalisti, poi gli investitori?), in cui si è presentato come salvatore della patria e tagliatore di costi. E anche per questo, scrive Ft, il manager ha scelto «a more modest company jet and limousine» (prima di lui in Finmeccanica si viaggiava solo su Boeing con piscina o in elicottero invece che in auto?). Il 2012, assicura Orsi, sarà  l’anno della svolta e la ristrutturazione sarà  «pulita e non richiederà  un aumento di capitale, una ‘bad company’ e non peserà  sugli azionisti e quindi sui contribuenti». In una borsa di Milano acciaccata (-0,7%), Finmeccanica ieri è volata, a + 10,88% . E’ bastato che rumors non confermate indicassero Hitachi Rails interessata a comprare da Orsi le controllate Ansaldo Sts e il produttore di treni AnsaldoBreda


Related Articles

Fiat, lo strappo che rompe l’unità  sindacale

Contro una manovra forte con i deboli e debole con i forti i metalmeccanici hanno scioperato in massa. La Fiom ha raddoppiato sia la durata della protesta di tre ore indetta unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, bloccando gli stabilimenti per l’intera giornata, sia le rivendicazioni. Il nodo Fiat che rischia di strangolare nell’immediato gli 86 mila dipendenti della multinazionale più americana che italiana ha fatto la differenza rispetto alle altre categorie.

Ilva, Strasburgo processa l’Italia

Taranto. La Corte europea dei Diritti dell’uomo accusa lo Stato italiano di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini

A Bernanke resta solo l’arma del credito facile e la speculazione fa festa a Wall Street

I mercati puntano su altra liquidità , ma all’economia reale non serve.  Nuova corsa ai titoli del Tesoro, quelli a breve scadenza: i rendimenti scesi ai minimi. Nonostante la terapia, la disoccupazione americana resta superiore al 9%

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment