Gas naturale al posto del petrolio Come cambierà  il futuro del mondo

La causa di tale assurdità  è, ovviamente, il timore di una guerra contro l’Iran. Ma l’altro evento imprevedibile è che un rialzo del 47 per cento del prezzo del greggio dal novembre 2010 a oggi non ha provocato quel drammatico rallentamento dell’economia statunitense che tutti temevano. Se ciò non è accaduto, la risposta potrebbe trovarsi nello sfruttamento dei giacimenti di gas da scisti bituminosi.
Oggi però la realtà  è ben nota. Solo qualche anno fa gli esperti lanciavano l’allarme dell’imminente deficit di gas naturale negli Stati Uniti, ma grazie agli sforzi di una piccola impresa privata, la Mitchell Energy, abbinati a un procedimento di trivellazione orizzontale chiamata fratturazione idraulica, è possibile estrarre vaste quantità  di gas naturale da giacimenti di scisti argillosi, molto comuni in questo Paese.
Come per tanti altri esempi di ingegno e di innovazione in America, anche la Mitchell Energy aveva ricevuto un aiutino. Negli anni Settanta, il governo federale aveva dato avvio al programma di ricerca Eastern Gas Shales e finanziato decine di progetti dimostrativi di fratturazione idraulica. Il ministero dell’Energia aveva lanciato una tecnica, conosciuta con il nome di fratturazione idraulica massiccia, che rappresenta un passaggio chiave di questo procedimento, e aveva facilitato le prime trivellazioni orizzontali della Mitchell Energy nei giacimenti Barnett nel Texas del Nord nel 1991. Tra il 1978 e il 1992 il governo federale ha speso ben 137 milioni di dollari per sviluppare queste nuove tecnologie.
Ma lasciando da parte l’attribuzione del merito, gli effetti di questi investimenti sono ormai palesi. Gli Stati Uniti oggi hanno a disposizione, ai tassi attuali di consumo, riserve di gas naturale per i prossimi 75 anni. Non solo, ma gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale di gas naturale a basso costo. E questa realtà  sta già  cambiando il futuro dell’industria manufatturiera americana. Aziende come la Dow Chemical e la Westlake Chemical hanno scoperto che i bassi costi energetici in America vanno a controbilanciare il minor costo della manodopera asiatica, rendendo più economico il mantenimento e addirittura lo sviluppo di nuove industrie manufatturiere sul suolo americano.
Ciò spiega inoltre come mai l’alto costo del petrolio non sia riuscito a rallentare l’economia americana, come tanti temevano. Robert Hefner, imprenditore del gas naturale e autore di The grand energy transition, fa notare che con il gas naturale si risparmiano 20 milioni di dollari ogni anno per riscaldare 65 milioni di famiglie americane. Esistono preoccupazioni per l’ambiente e anche queste sono state affrontate. Le ultime ricerche — tra le quali anche l’analisi di una commissione guidata dal direttore del Fondo per la difesa ambientale — suggeriscono che è possibile eseguire la fratturazione idraulica in modo sicuro e responsabile. Le pratiche più rischiose vengono effettuate da un numero esiguo di produttori a basso costo, generando una confusione normativa che reclama l’intervento del legislatore. Le imprese più grandi invocano l’introduzione di una regolamentazione precisa, perché interessate a proteggere la reputazione del proprio marchio aderendo alle procedure più sicure e rispettose dell’ambiente.
L’era del gas naturale avrà  certamente conseguenze geopolitiche. Fino ad oggi, il petrolio ha goduto di un mercato globale, mentre il gas naturale è rimasto confinato a quello locale. Date le difficoltà  di trasporto del gas, i Paesi che dispongono di abbondanti riserve e gasdotti efficienti saranno quelli che detteranno i prezzi. La Russia può chiedere fino a 17 dollari per 300 metri cubi di gas dai Paesi confinanti, come l’Ucraina e le nazioni europee. Gli Stati Uniti producono gas naturale a 2,50 dollari per 300 metri cubi e dispongono della tecnologia di liquefazione più avanzata ed economica al mondo. In futuro, il gas naturale liquefatto potrà  contare su un unico mercato globale, e alla scadenza dei contratti tra Russia e Paesi europei, Mosca si ritroverà  a fronteggiare un drammatico calo nelle entrate.
Si passerà  da un mondo in cui pochi Paesi — Russia, Iran, Qatar e Arabia Saudita — controllano il prezzo e le forniture di gas naturale a un mondo in cui questa fonte energetica sarà  molto più diffusa. (Per il momento, l’Iran non ha alcun accesso alle tecnologie indispensabili per sfruttare i propri giacimenti).
Tutti sanno che il petrolio viene estratto in Paesi difficili, spesso travagliati, e forse è proprio l’oro nero alla radice di tanti problemi. I nuovi giacimenti di gas da scisti invece non si trovano nei Paesi già  produttori di petrolio. Le riserve più ingenti sono state individuate in Cina, altre ancora in Argentina, Messico, Polonia, Canada e Australia. Le implicazioni geopolitiche di questi giacimenti sono complesse, ma già  si può dar per scontato che la Polonia sarà  felice di poter contare sulle proprie risorse energetiche, senza dover sottostare ai capricci del Cremlino.
Lo sfruttamento dei giacimenti di gas da scisti si appresta a segnare la svolta più significativa nel panorama energetico delle ultime generazioni. E le sue conseguenze — sia economiche che politiche — saranno a tutto vantaggio degli Stati Uniti.
(Traduzione di Rita Baldassarre)
(c) 2012, Washington Post WritersGroup


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