Il cardinale Tauran su Al Jazeera Va in onda l’«incontro di civiltà »

Le persecuzioni religiose e l’esodo dei cristiani dal Medio Oriente, le prospettive della Primavera araba e l’intolleranza delle destre europee verso i musulmani immigrati, i Luoghi Santi in Palestina, la necessità  di tornare a insegnare il cristianesimo in Europa, lo «scontro di civiltà » che si trasforma in un deprimente «scontro di ignoranze». Parla con coraggio e a tutto campo il cardinale Jean-Louis Tauran, 68 anni, francese, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ad Al Jazeera, il network tv più diffuso nel mondo islamico (una platea di 260 milioni di famiglie in 130 Paesi e cinque continenti). L’intervista andrà  in onda da sabato per tre giorni, quattro volte al giorno, nel programma «Talk to Al Jazeera». Il Corriere della Sera è in grado di anticipare l’evento (perché di evento si tratta) e i contenuti. 
Tauran, già  ministro degli Esteri della Santa Sede, bibliotecario e custode degli archivi segreti vaticani, diplomatico a Beirut e Damasco, fustigatore degli Stati Uniti dopo l’attacco all’Iraq, affronta la pubblica opinione araba dalla Tv con base a Doha, Qatar, in un colloquio «seduto» col giornalista saudita di nazionalità  britannica Sami Zeidan, musulmano. Ed è la prima volta che un ministro della Curia si rivolge all’universo arabo-musulmano in un faccia a faccia televisivo. Una svolta comunicativa. Al Jazeera lo ha «tampinato» per settimane. L’incontro è avvenuto il 24 febbraio a Roma. Al momento giusto: Tauran progetta una missione in Nigeria e in questi giorni una delegazione palestinese in Vaticano discute dei Luoghi Santi. La posizione della Chiesa, dice Tauran, «a volte è stata ignorata, ma se il problema dei Luoghi Santi non viene adeguatamente risolto, non ci sarà  pace in Medio Oriente. La Santa Sede è l’unica che ha sempre detto: per favore, non lasciate questo tema per l’ultimo minuto, è un problema molto complesso, va trattato con grande intelligenza e buona conoscenza della storia. La Santa Sede è favorevole a uno status sociale internazionalmente garantito per la parte di Gerusalemme in cui i Luoghi Santi delle tre fedi monoteistiche siano aperti ai credenti». Di recente il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, è intervenuto sul Cenacolo, la sala sul Monte Sion dove sarebbe avvenuta l’Ultima Cena, di cui la Chiesa reclama la restituzione da Israele. Ma Tauran invita al rispetto, oltre che dei luoghi santi, dei sacri libri di ogni religione, «tesori che appartengono a ciascuna comunità , altrimenti è una giungla e vediamo il risultato». Riferimento al Corano bruciato in una discarica americana in Afghanistan. 
Il cuore dell’intervista riguarda le violenze sui cristiani. In 500 mila, in Iraq, hanno lasciato le loro case dal 2003 dopo la caduta di Saddam stando alle chiese locali (800 mila per la Santa Sede), 70 le chiese incendiate dal 2004, poi le persecuzioni dei cristiani copti in Egitto con un centinaio tra rapimenti, violenze, assassinii e chiese distrutte dal 2008. Dalla metà  del 2009, in Nigeria, oltre mille i morti cristiani, 300 solo nel 2012. Infine le tensioni religiose in Tunisia, Siria, Palestina… Spariranno i cristiani dal Medio Oriente? Sua Eminenza: «I cristiani condividono il destino dei popoli di quella regione e dove non c’è pace, la gente soffre. Per me la grande tentazione per i cristiani in Medio Oriente è quella di emigrare, perché il processo di pace non va avanti e se sei un padre e una madre di famiglia e hai dei figli…». «Cerchi un luogo sicuro», interloquisce Sami Zeidan. «Sì, è comprensibile, ma se i cristiani lasciano il Medio Oriente sarà  una tragedia, perché lasciano la terra in cui sono nati. I cristiani hanno sempre vissuto in Medio Oriente, se vanno via i Luoghi Santi diventeranno musei, e sarebbe una catastrofe». I cristiani sono «bersagli di una specie di opposizione, si sentono cittadini di seconda classe in Paesi in cui i musulmani sono la maggioranza».
Il paradosso è che sotto le dittature sembravano più tutelati. Giudizio sospeso sulla Primavera araba («Le aspirazioni sono buone, è nata da giovani in cerca di dignità , libertà  e lavoro, valori condivisi da cristiani e musulmani, ma speriamo che vada verso l’estate, non verso l’inverno. Il Vaticano non spera né teme, dobbiamo stare sul campo e ascoltare le aspirazioni del popolo»). Duro, infine, sul clima d’intolleranza in Europa. «È vero, c’è paura dell’Islam, ma è dovuta all’ignoranza, parli coi gruppi di destra e scopri che non hanno mai aperto il Corano, mai incontrato un musulmano, bisogna fare un grande sforzo per educarli. Siamo riusciti a evitare lo scontro di civiltà , cerchiamo di evitare lo scontro di ignoranze». Per questo vanno insegnati anche in Medio Oriente «elementi delle altre religioni», ci sono libri di testo in cui «i cristiani non vengono mai chiamati cristiani, ma miscredenti, e non è giusto». In Europa lo stesso, va insegnato di nuovo il cristianesimo. «Il problema è l’analfabetismo religioso, i giovani non conoscono la loro religione». La franchezza di Tauran e i microfoni di Al Jazeera: si attenuerà  lo scontro di ignoranze?


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