In 100 mila contro la mafia ad alta velocità 

GENOVA – Migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso Genova. Sono loro che fanno la differenza e raccontano di un’Italia che non fa più finta che la mafia non esista o sia solo al Sud. Tra loro compaiono come funghi i No Tav perché come spiega Alessandro M., 16 anni, che regge un cartello scritto a mano «No Tav, 4 cm uguale un anno di pensione», «sulle grandi opere c’è l’influsso della mafia». Così tra scuole e licei, striscioni colorati e volantini stampati nella notte anche dagli studenti genovesi del liceo scientifico Cassini che secondo il loro preside non avrebbero dovuto andare in manifestazioni, si insinua il dubbio che sia necessario tenere d’occhio le grandi infrastrutture e medi e piccoli appalti delle amministrazioni.
Scorre così la diciassettesima Giornata per la memoria e l’impegno, organizzata dall’associazione Libera, che a Genova ha radunato oltre 100 mila persone, tra cui più di 400 parenti delle vittime. Una fiumana di gente arrivata con centinaia di pullman, alcuni treni speciali e molti mezzi privati per sfilare da piazza della Vittoria al porto Antico. In testa ci sono i familiari delle vittime di mafia come Rosanna Scopelliti, la figlia del magistrato ucciso nel ’91 dalla ‘ndrangheta, o Giuseppe Impastato, fratello di Peppino, «un giornalista, un militante politico che se fosse qui sarebbe accanto ai no global, ai no Tav e a tutti i conflitti sociali». Vicino a lui altri familiari di persone, in alcuni casi morte per sbaglio, tra tiri incrociati e dimenticate nell’oblio, se non fosse che quegli oltre 900 nomi sono stati letti l’altro ieri in cattedrale e ieri al porto Antico. 
«Non è una manifestazione, è un grande abbraccio ai familiari delle vittime di mafia – spiega dal palco don Luigi Ciotti, il presidente di Libera – siamo qui per loro, per dire che una parte d’Italia sta dalla parte della democrazia, della giustizia, della ricerca della verità ». Libera da anni porta avanti un progetto capillare nelle scuole, grazie al coinvolgimento di tantissimi volontari e di centinaia di insegnanti, ma «alla denuncia deve seguire l’impegno e l’assunzione di responsabilità  che è la spina dorsale della nostra democrazia, quella responsabilità  che chiediamo allo stato, alle istituzioni, ma anche a ciascuno di noi», ci dice don Ciotti mentre la scorta lo riporta fuori dal corteo.
Ci sono i gonfaloni e i sindaci con la fascia tricolore, politici e sindacalisti, moltissime sigle che hanno rinunciato per un giorno alla propria bandiera o a striscioni. Mimetizzati tra la folla, il segretario della Fiom Maurizio Landini e Sergio Cofferati. Landini commenta che «un lavoro o ha dei diritti o non è lavoro. E il problema della la legalità  riguarda il mondo del lavoro e l’economia perché tanta parte dell’economia reale è in mano alla malavita organizzata. Il sindacato deve tornare a mettere al centro trasparenza e rispetto dei contratti, perché la frantumazione dei processi lavorativi, con appalti subappalto, sottoappalti e cooperative, coincidono con la messa in discussione dei diritti e dei contratti nazionali e l’allargamento dell’illegalità  nel lavoro». Cofferati aggiunge che «se il sindacato fa bene il suo mestiere, soprattutto in certi settori, crea un argine alla malavita penso alla trasparenza e controllo del rispetto delle regole, ad esempio nei grandi appalti». 
Un po’ più in là  il segretario provinciale del Pd Victor Rasetto, “epurato” dopo la sconfitta delle due candidate Marta Vincenzi e Roberta Pinotti alle primarie, chiacchiera col leghista Edoardo Rixi, candidato (per la sola Lega) a sindaco contro Marco Doria, che passeggia a qualche metro di distanza. In testa al corteo per un tratto c’è anche il capo della procura torinese Gian Carlo Caselli, che alla fine di gennaio firmò il provvedimento di arresto dei no Tav accusati dei disordini di luglio. Tra la folla un gruppo di ambientalisti e pacifisti mostra lo striscione «No Tav-Ascoltateli!» e quando la manifestazione arriva a piazza Cavour, in alto sulle mura della Marina gli studenti universitari e gli anarchici srotolano a mo’ di memento quattro striscioni che ricordano ai passanti che alcuni degli arrestati sono ancora in galera dopo quasi due mesi. Di no Tav parlano anche i bambini di una scuola elementare, la Daneo, che compaiono in corteo con le cassette della frutta della mensa dipinte sul rovescio «No Tav».
Tra la folla tutti hanno una ricetta. «Dobbiamo smantellare la corruzione, cercare di denunciare i fatti che conosciamo e stare vicino ai veri magistrati», dice Angela, 56 anni. «È importante per noi giovani venire a sentire i familiari delle vittime – aggiunge Riccardo Segantin, 18 anni, di un liceo di Trescore – Impegno attivo vuol dire: ricordare, informarsi e non adeguarsi alla massa». Una ragazza di un istituto tecnico di Busso, provincia di Varese, dice che «il cittadino può denunciare, partecipare a proteste e assumere la consapevolezza che la mafia si può combattere giorno per giorno» perché, come dice uno striscione, «un intero popolo contro il pizzo cambia i costumi, un intero popolo che non paga il pizzo è libero».


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