La recessione non si ferma: -1% Passera: rincaro Iva evitabile

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CERNOBBIO – C’è un fantasma che si aggira tra i rappresentanti del governo – ieri presenti in buon numero al convegno di Confcommercio sul lago di Como – e si chiama recessione. Anche se, per esorcizzarla, tutti la invocano con il suo contrario: “Dopo i sacrifici è venuto il momento della crescita», ha promesso il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.
Ma l’inversione del ciclo economico, per ora, non c’è. Anzi: tra i saloni di Villa Erba piombano in mattinata i dati del centro studi di Confindustria: la stima del Pil del primo trimestre 2012 segna un arretramento dell’1%, confermando che l’Italia è “tecnicamente” in recessione. Una caduta persino maggiore rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno (-0,7%) e del periodo giugno-settembre 2011 (-0,2%), portando il conto a tre trimestri consecutivi in rosso. Cosicché la Confindustria ha gioco facile a sostenere che a crescere sarà  solo la disoccupazione, il cui tasso a gennaio è arrivato al 9,2%: «Le aziende saranno costrette a recuperare produttività  e la svolta non si concretizzerà  prima dell’estate inoltrata». Impressionante il dato del crollo del consumo di benzina, a gennaio meno 11%.
Dati negativi, cui si è aggiunto il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Per uscire dalla crisi dobbiamo assolutamente tagliare il debito – ha detto registrando una trasmissione di Rai Educational, rispondendo alle domande degli studenti in studio – che pesa sulle nostre spalle e che rischia di pesare sulle vostre. La speculazione finanziaria l’anno scorso ci è costata 70 miliardi con cui avremmo potuti fare tante cose».
Così, i membri del governo nei loro interventi al convegno hanno dovuto affrontare i due fronti: quello del rigore, ma anche quello della ripresa. Al ministro Passera, invece, il compito di rassicurare la platea di Confcommercio che vede con grande preoccupazione il rialzo di un altro punto dell’Iva, che in tre anni potrebbe provocare un crollo dei consumi di 38 miliardi: «L’impegno del governo è quello di trovare altre risorse che evitino di farvi ricorso», ha garantito dopo aver ricordato che il recupero degli spread ha già  portato un risparmio di 40 miliardi. 
L’attenzione a non fare promesse che non si possono mantenere è tale che il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli non si fa remore di ammorbidire uno dei punti forti del programma di governo sul tema del rigore: la spendig review. «Dalla revisione in corso sulla spesa pubblica non bisogna aspettarsi tagli per decine di miliardi, perché avrebbero un effetto depressivo sull’economia». Grilli, però, si lascia andare a un segnale di speranza: «Se i mercati sono tornati a credere nell’Italia è perché sono convinto che i conti sono in ordine e che siamo in grado di tornare a crescere». Ora va “solo” dimostrato.


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