LA VALANGA DEL COLLE

Che la Cgil apra il fronte dello sciopero generale, e persino il leader della Cisl debba assumere toni meno concilianti verso il governo, è persino scontato. Come lo è che i partiti del centrosinistra chiedano di cambiare il testo in parlamento. Al centro dello scontro brucia la cancellazione dei diritti tutelati dall’articolo 18. Una reazione, politica e popolare, prevedibile per chi rappresenta i più deboli ed esposti alla crisi.
Ma già  meno scontato è il fatto che il nuovo capo di Confindustria sostenga questo caposaldo dello Statuto dei lavoratori spiegando che non ha mai ostacolato l’azienda né spaventato gli investitori esteri. Opinione del resto confermata da nomi di primo piano del mondo economico italiano (come l’ingegner De Benedetti), e sottolineata con forza anche dalle voci autorevoli del mondo cattolico, sensibili alla dottrina sociale.
È dunque fragorosa la ripetuta, insistita, quotidiana sottolineatura del capo dello stato a favore della linea dura del presidente Monti e del ministro Fornero, proprio sull’articolo 18. Ancora ieri il presidente Napolitano, intervenendo a una commemorazione dei martiri delle Fosse Ardeatine, ha voluto dare il suo appoggio pieno alla riforma del governo, all’impianto generale che l’ispira, comprese le regole dei licenziamenti: «Era una riforma da fare, normalmente ci sono posizioni contrastanti, ma non credo che stiamo aprendo le porte a una valanga di licenziamenti facili». 
Il povero Bersani che ormai non sa più come parare i colpi, soprattutto quelli del fuoco amico, commentava le parole del presidente, con il dovuto rispetto, un malcelato stupore e un filo di rabbia («Napolitano ha detto una cosa saggia, voglio ben credere che non ci sia una valanga di licenziamenti, comunque le norme noi le dobbiamo sorvegliare»).
Le parole del capo dello stato hanno avuto la ventura di arrivare sulle agenzie di stampa insieme alle motivazioni della sentenza sui tre operai della Fiat di Melfi, licenziati per motivi disciplinari (secondo l’azienda) per ragioni discriminatorie (secondo i giudici). E stiamo parlando di una grande azienda, con operai sindacalizzati. Figuriamoci domani quando la valanga, le ragioni del licenziamento per motivi «economici», non avrà  più barriere.


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