«Dietro l’ipocrisia della politica resistono conflitti latenti»

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Per Georges Bensoussan, storico ebreo francese di origini marocchine, tra i massimi studiosi di antisemitismo ieri a Milano per il seminario sulla banalizzazione della memoria organizzato dall’Associazione Figli della Shoah, «l’ossessione antisemita sopravvive in quella parte del mondo arabo musulmano ferma a modelli arcaici e trova terreno fertile nei Paesi occidentali dove la demonizzazione sistematica di Israele è diventata un modo di esorcizzare il senso di colpa per gli orrori del passato».
Come spiega la nuova ondata in Francia?
«C’è un forte legame con la massiccia immigrazione dal Maghreb dei primi anni Duemila. L’estremismo è una reazione nei confronti di quella modernità  con la quale il mondo arabo musulmano mantiene un rapporto di attrazione e repulsione, per questo attecchisce tra le comunità  di immigrati più che nei Paesi d’origine. La generale radicalizzazione rilancia vecchi temi come il complotto ebraico e rianima l’antisemitismo al quale la Shoah non ci ha reso immuni».
L’attentatore potrebbe essere lo stesso che una settimana fa ha attaccato militari musulmani di colore: una follia omicida non specificamente antisemita.
«Sappiamo ancora poco. Posso dire che il fanatismo si nutre di simboli, che ieri ricorreva il 50esimo anniversario della fine della Guerra d’Algeria, che in un clima di scontro e violenza latente una mente squilibrata può più facilmente inseguire i suoi fantasmi».
Violenza latente e scontro, il fallimento della «laà¯cité» repubblicana?
«Il laicismo è un principio positivo con effetti perversi. Impedisce di individuare problematicità  specifiche di una comunità  culturale e religiosa. In Francia il linguaggio politico è dominato da una profonda ipocrisia, il conflitto e le divisioni sono rimossi in superficie ma resistono in profondità . Uno Stato con un’identità  indebolita dal credo multiculturalista è destinato a veder crescere separazioni e risentimenti, a detrimento di un’autentica integrazione».
Partiti come il Front National non favoriscono la distensione.
«Una formazione con una componente violentemente antisemita, che danneggerà  la credibilità  conquistata da Marine Le Pen».


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