«Dov’è la pagella?» La leader della Cgil e il gelo con Fornero

ROMA — «Ma quand’è che ci farete vedere i voti che Fornero ci ha messo sul suo quadernino?» la battuta di Susanna Camusso, pronunciata con quella voce raschiata dal fumo e dalle lunghe trattative, arriva in un consesso informale: una chiacchierata con il premier Mario Monti, ieri, a margine del superconvegno di Confcommercio a Cernobbio. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è stata la prima a parlare alle 9 spaccate, dopo aver consumato la colazione al tavolo tra tè e giornali con il marito: l’economista Mario Deaglio. L’intervento di Camusso è in programma invece a fine mattinata. 
Tra le due però, neanche a dirlo, il duello è atteso. E arriva puntuale. «Debbo dire che c’è un po’ di rammarico da parte mia che alla fine la riforma non è condivisa pienamente, ma è una buona riforma» esordisce Fornero. Sulla terrazza di Villa d’Este, Camusso risponde a distanza: il governo «aveva tutte le condizioni per non doversi rammaricare, le trovo un po’ lacrime di coccodrillo». Battuta cattivella, visto che di lacrime, il ministro ne ha versate alla sua prima apparizione, e ancora se ne rammarica. 
È la prima stoccata ma non l’ultima. In sala Fornero parla dell’articolo 18 e sottolinea: «Non ci sembra di calpestare i diritti, nè di creare motivi per gravi tensioni sociali». Dalla riva del lago, il leader della Cgil controbatte: «È bene per tutti farsi un bagno di realtà  e domandarsi, per esempio, come mai ci sono state così tante reazioni nel Paese e come mai ce ne saranno ancora molte nel prossimo periodo». 
Fornero insiste sull’articolo 18, ribadendo che «non può e non ha senso» abolirlo. Anzi «c’è una parte che va rafforzata», cioè quella sui licenziamenti discriminatori e «questo c’è». Ma Camusso taglia corto: sullo sciopero «non ci pare che ci sia nessun elemento che ci farà  tornare indietro. Semmai è evidente che bisogna rafforzare di molto». 
Il ministro partirà  prima di pranzo, lasciando a Camusso campo libero e l’occasione per pranzare insieme con Monti, con il quale viene ritratta insolitamente sorridente. Di più, i due scherzano dandosi del «tu», come emerge da un fuorionda.
Il punto è che Camusso avrebbe probabilmente preferito avere a che fare nella trattativa direttamente con Monti, a cui peraltro la accomuna l’origine milanese. Non tanto perché pensi che sarebbe stato un osso meno duro, anzi. Il fatto è che con Fornero il feeling non c’è stato fin dall’inizio. Così il dialogo, quello informale che a volte spiana tante asperità , non è mai decollato.
La prima volta le due signore si sono incrociate nel giugno 2011 al premio Bellisario, dove entrambe sono state premiate con la «mela d’oro», riservato alle donne che si sono distinte in vari campi. All’epoca Fornero era ancora vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. In quell’occasione il ministro pare notasse la riservatezza di Camusso che prese il premio e scappò via.
La volta successiva fu quella ufficiale: il primo incontro tra il neoministro e Camusso avvenne a Torino, nel gennaio scorso. Le due nel lungo colloquio ebbero il tempo di studiarsi con attenzione. Almeno questa pare sia stata l’impressione riportata dal ministro circa lo sguardo di ghiaccio riservatole dalla controparte. 
Il resto è storia: l’inquadratura stringe su Fornero, che al primo incontro ufficiale con le parti sociali sulla riforma spiega che il dialogo sarà  «online, via email». E la Camusso la squadra sopra gli occhiali, senza dire una parola. E ancora il ministro chiede a tutti scherzando se hanno fatto i compiti e la sindacalista mugugna, attirandosi la frecciata: «Sento già  i borbottii di Camusso…». Come a scuola, appunto.
Le ironie sul tratto professorale di Fornero si sprecano, al punto che lei stessa ci scherza su: «Parlo come una professoressa? Ma è quello che ho fatto finora!» sorride, tormentando l’immancabile filo di perle. Così non è stato un caso che ieri mattina Camusso abbia chiesto al premier di rivelarle i voti assegnati da Fornero. Il premier si è limitato a sorridere: in fondo Elsa (ha lo stesso nome della moglie) è forse l’interprete più fedele del Monti-pensiero, una buona ragione per difenderla a spada tratta. 
Resta il gelo tra le due, e certo non può essere solo questione di carattere. Su quello sarebbero potute passare. Ma Camusso non perdonerà  mai a Fornero la riforma delle pensioni, fatta senza trattativa, e quella del lavoro, finita senza un accordo. E il ministro lo sa. Tutto il resto sono chiacchiere da tinello.


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