«Successo enorme, l’inizio di una resistenza qui e in Europa»

Il deputato di gran lunga più «twittero» di tutto il parlamento spagnolo si chiama Alberto Garzà³n Espinosa. È un giovane deputato di Mà¡laga (Andalusia) ed è entrato per la prima volta nelle Cortes dopo le elezioni dello scorso novembre sotto la bandiera di Izquierda Unida (Iu). Economista e membro del comitato scientifico di Attac Espaà±a, a 26 anni è il deputato più giovane. Oltre ad aver scritto diversi libri (l’ultimo, in uscita fra una settimana, si intitola Esto tiene arreglo, «Questo lo possiamo risolvere») ha un suo blog ed è attivissimo sulle reti sociali. «Certamente lo sciopero è un successo – dice – Non ci aspettavamo una risposta di queste dimensioni. Credo che sia dovuto al risultato delle elezioni andaluse di domenica: abbiamo dimostrato che il Partito popolare (Pp) non ha tanto seguito come sembrava, e questo ha incoraggiato la gente». 

Il partito socialista (Psoe) ha appoggiato lo sciopero. Ma fu il governo Zapatero a varare l’ultima riforma che costò uno sciopero generale nel 2010. Stanno cambiando?
Il Psoe, come dicono loro, fa una politica di «opposizione utile». Hanno già  appoggiato molte delle riforme del Pp, come quella del sistema finanziario. Hanno una base sociale di sinistra ma poi quando governano fanno una politica di destra, proprio come è successo in Andalusia. Per Iu è una occasione importante, non possiamo sbagliare. La gente ci ha dato molta fiducia: dei 9 seggi persi dal Psoe andaluso, 6 sono andati a noi. L’alleanza che sono costretti a fare con noi darà  l’opportunità  di aprire una breccia di resistenza alle politiche di destra del governo spagnolo ed europeo. 

Cifre a parte, come misurerai tu il successo di questo sciopero?
Per me il successo è che per la prima volta dopo tanti anni molte sigle di sindacati, partiti, movimenti diversi si trovano tutti nella stessa mobilitazione e con lo stesso obiettivo. È il simbolo di un movimento sociale maggioritario – non dimentichiamo che il Pp a novembre ha ricevuto solo il 44 per cento dei voti.

È indubbio però che è sempre più difficile mobilitare la sinistra.
Credo ci siano due elementi da considerare. Il primo: 5,5 milioni di disoccupati sono un vero e proprio esercito industriale di riserva. La gente ha paura, è facile perdere il lavoro – la riforma è già  in vigore e ti possono licenziare facilmente. Il secondo è che abbiamo perso una battaglia ideologica e culturale. Dopo la mobilitazione contro la guerra in Iraq, che portò il Psoe al potere, i sindacati non si sono più mossi in modo deciso. Abbiamo vissuto una virtualità  economica fatta di bolle immobiliari e lavoro precario, ma che faceva andare avanti il sistema. Senza mobilitazioni sociali e con una propaganda contro il movimento dei lavoratori si è smarrito l’armamentario critico della gente con una coscienza sociale diversa. Ma la crisi durerà  a lungo, e darà  modo a tutti di riflettere sulle politiche dei governi e sulla truffa che stiamo vivendo. Nel 2010 lo sciopero fu molto più timido. Oggi sta germinando un nucleo di risposta che agglutina molte realtà  diverse.

Twitter e facebook cambiano davvero il modo di fare politica?
Twitter produce soprattutto una sensazione di vicinanza. In un periodo in cui i politici sono molto screditati, è più facile che il simpatizzante ti percepisca come una persona reale. Una volta uno dei miei follower a cui risposi, scrisse «Mi ha risposto il mio voto!». Poi c’è il fatto che la nostra formazione politica ha poca visibilità . Mettendo il nostro materiale su youtube o su facebook abbiamo l’opportunità  di far vedere cosa stiamo facendo. Certo, twitter non è il luogo della riflessione – per questo ho un blog – si può solo informare, usando slogan di 140 caratteri. È anche facilissimo fare gaffe o essere fraintesi. Se dico, con Galiano, che una barricata chiude una strada e apre un cammino, oggi potrebbe essere usato contro di me dicendo che appoggio la violenza. Per questo è anche pericoloso: se non si va più in là  dello slogan, ci si può fare l’idea che sono solo un agitatore. Ma certamente se non ci fosse twitter io oggi non avrei la stessa influenza come politico. 

Che ti aspetti dalla finanziaria che domani (oggi, ndr) il Pp renderà  pubblica?
Non mi aspetto sorprese. Giocano al depistaggio, anche se in Andalusia gli è andata male. Sanno già  benissimo cosa faranno. Congeleranno gli stipendi pubblici e si parla di un taglio del 15% a tutti i ministeri. Ma non è importante la quantità : qualitativamente tagliare il salario aumenta il deficit perché abbassa il consumo ed entreremo in una spirale come quella greca. Fanno come con la rana: se la buttassero nell’acqua bollente, salterebbe. Ma se la cuociono a fuoco lento non se ne accorge. Con la politica di un colpo al cerchio e una alla botte i popolari si dimostrano certamente più furbi dei socialisti. Ma il risultato sarà  lo stesso.


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IL TESSERATO CISL
È un risveglio: meccanici della Fim milanese che scioperano con quelli Uilm; la Fim Cisl di Treviso che dichiara 8 ore di sciopero nello stesso giorno dello stop generale Cgil. Una presa di coscienza che l’iniqua e repressiva manovra governativa, se approvata, costerebbe ai lavoratori ben più di quanto si perde in uno sciopero per modificarla.

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