Monti: il lavoro tema cruciale e prioritario Il gelo della Camusso Così il sindacato

ROMA — Una riforma che piace poco a Susanna Camusso e a Emma Marcegaglia. Il compromesso che il governo sta faticosamente cercando sulla riforma dell’articolo 18 comincia a prendere forma, trovando il consenso dei partiti che sostengono la maggioranza e le critiche delle forze sociali. Un cambiamento che va verso il modello tedesco, lasciando l’obbligo di riassunzione solo per i licenziamenti discriminatori. Il premier Mario Monti definisce la riforma «un tema cruciale e una priorità ». Il ministro del Lavoro Elsa Fornero lavora per un’intesa che ritiene «imprescindibile». E che potrebbe fare un passo avanti decisivo proprio questa mattina, a Milano, dove a margine del convegno di Confindustria si terrà  un incontro tra il governo (presenti il premier e i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera) e le parti sociali (presenti i leader di Cgil, Cisl e Uil, nonché la presidente degli industriali). 
Per la riforma del mercato del lavoro, per la prima volta, il provvedimento non dovrebbe essere un decreto legge, ma un disegno di legge governativo o una legge delega. Un segnale, quello di non ricorrere alla decretazione d’urgenza, di rispetto per il lavoro dei partiti in Parlamento. Anche per questo, a Palazzo Chigi, il premier Monti avrebbe avvertito i ministri: «Siamo a un passo dal chiudere l’accordo, vi raccomando di non dare alibi a nessuno con dichiarazioni avventate sul tema». 
I più entusiasti della direzione che sta prendendo la riforma sono i dirigenti del Pdl. Il segretario Angelino Alfano rivendica la primogenitura: «Mi pare che si vada avanti verso la flessibilità . Noi abbiamo un po’ di recriminazioni: dieci anni fa lo stavamo facendo noi e sono state portate in piazza un milione di persone. In questo modo l’Italia ha perso dieci anni». Sulla stessa linea l’ex ministro Renato Brunetta, entusiasta del «primo grande risultato»: «Si è rotto il tabù dell’articolo 18. Ora si tratta solo di non perdere questa grande opportunità , ma di fare una riforma dell’articolo 18 in chiave totalmente europea». 
Più cauto, sull’altro fronte, Pier Luigi Bersani: «Credo che ci possa essere una soluzione che preserva i suoi pilastri e li rende meglio applicabili». Nello specifico, in un’intervista a Youdem, il segretario del Pd spiega che sarebbe favorevole a una soluzione «simile» a quella tedesca: «L’Italia è il secondo paese esportatore d’Europa, come la Germania. Assomiglia a un’Europa continentale manifatturiera di grande cultura industriale. Quindi anche i sistemi regolativi di questa area devono a poco a poco assomigliarsi di più». 
Ben più negative le risposte dei sindacati, a cominciare dalla Cgil. Susanna Camusso spiega che «le proposte sentite fino a ora sull’articolo 18 non ci convincono e non vanno bene. Credo che ci sia ancora della strada da fare e martedì dal governo ci aspettiamo delle risposte». «Per noi — ha aggiunto la Camusso — l’articolo 18 è una tutela generale. Ha una funzione di deterrenza rispetto all’arbitrio dei licenziamenti. La discussione deve partire dal salvaguardare questo principio. Siccome sentiamo che i licenziamenti disciplinari non rientrano in questa casistica, noi siamo convinti del contrario. Questi licenziamenti nascono quasi sempre da processi di mobbing».
Deciso a mediare è il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Non c’è né entusiasmo né scoramento. Molti strappano da una parte o dall’altra. Più che un accordo cercano protagonismi. Ma non si può più continuare così in un Paese lacerato tra problemi economici e occupazione».


Related Articles

“L’Italia un caso di scuola l’intransigenza tedesca può vanificare i suoi sforzi”

Roubini: la Bce sbaglia a non svalutare l’euro   Non si può sopportare che l’Europa non riesca a reagire alle pressioni della GermaniaC’è il rischio che la recessione si prolunghi, e nessun Paese al mondo può sopportare una recessione che dura per anniNegli Usa la ripresa c’è ma è debole, il taglio del debito pubblico non è ancora partito e poi resta l’incognita petrolioDraghi deve avere coraggio: mettere in circolazione più moneta abbassando ancora i tassiIl contesto internazionale rischia rendere inutili le riforme che state facendo

“Un partner per Fiat entro il 2013”

Il gruppo cerca nuovi accordi industriali con le altre case europee

Il governo parte all’attacco di Boeri “Si deve dimettere”

Scontro sulle stime del decreto dignità. I grillini: “Inserite da una manina”. E per il Mef sono “discutibili”

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment