Per il Pasok primarie nella bufera Un candidato, molti concorrenti

by Editore | 18 Marzo 2012 15:12

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Quelle che, ad aprile, Frau Merkel e Her Schaeuble, hanno deciso di concedere ai greci. Ma solo se i greci avranno la saggezza di accettare già  prima dell’esito del voto la formazione di un governo sul modello di quello Monti. Con Papadimos e i suoi pochi ministri fuori dai partiti. 
Con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, i socialisti del Pasok andranno a votare oggi per le primarie del loro partito in 1.074 urne divise in 768 seggi. Si deve scegliere il sostituto di Papandreou. Il ministro delle Finanze Venizelos è l’unico candidato, mentre i deputati espulsi dal partito si preparano a partecipare alle prossime elezioni con una nuova formazione «Contratto Sociale». Di pari passo gli espulsi di Nuova Democrazia parteciperanno nelle elezioni con il nuovo partito «Greci Indipendenti». Due partiti che certamente saccheggeranno elettori ai partiti di provenienza. 
Ma il saccheggio, quello vero, in Grecia l’hanno fatto i banchieri grazie alla truffa del taglio del debito pubblico attraverso il cambio dei buoni di stato. E proprio quando Papadimos e la troika festeggiano il «successo» del taglio del debito, gli enti che gestiscono la pensione dei giornalisti – Etap-Mme e Edoeap – hanno presso l’iniziativa di ricorrere alla magistratura greca e alla Corte europea contro lo stato e la Banca centrale di Grecia, che hanno svuotato i loro fondi obbligandogli a partecipare al cambio dei bot.
Il cambio era stato in un primo momento presentato come facoltativo ma invece alla fine, secondo le stime dei sei enti pensionistici che non hanno voluto partecipare al famigerato swap, ha condannato tutti gli enti coinvolti a qualcosa come 30-35 miliardi di perdite, quasi un terzo del valore complessivo del cambio dei bot. E così gli istituti di previdenza, tutti, si preparano a giugno a varare un nuovo taglio nelle prestazioni pensionistiche, visto che non avranno più fondi sufficienti e lo stato non ha offerto alcuna garanzia.
Ma se i cittadini pagano il conto, le banche festeggiano. Il fondo europeo Efsf è pronto ad offrire 45 miliardi per la ricapitalizzazione della banche greche, 25 dei quali arriveranno ad Atene già  nei prossimi giorni. E dal canto suo la Banca centrale europea ha deciso di aumentare di altri 15-20 miliardi la liquidità  delle banche greche. Portando il totale delle somme ricevute dai banchieri dalle casse dello stato e dalla troika a 93,5 miliardi. Particolare importante, lo stato greco riceverà  in cambio azioni senza diritto di voto.
A conti fatti il conto per i cittadini potrebbe essere ancora più salato, visto che il Fondo monetario internazionale ha chiesto alla Grecia ancora altri tagli di 14 miliardi fino al 2015, vale a dire il 7% del Pil del paese, di fronte ai tagli del 5,5% del Pil che voleva l’Ue. E nonostante persino il capo missione del Fondo, Thomsen, abbia ammesso che non ci sono spazi per nuove tasse in Grecia, il Fmi ha chiesto un ulteriore taglio del 15-20% delle retribuzioni, per «riempire il vuoto della competitività  del paese».
Lunedì gli speculatori che hanno puntato con i Credit default swap (Cds) sul fallimento della Grecia, tra i quali figura probabilmente anche il fratello di Papandreou, sapranno come saranno divisi i quasi 2,5 miliardi dei loro guadagni. E martedì sera decine di miglia di greci saranno di nuovo in strada per protestare contro il secondo Memorandum.

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