Politiche attive

MILANO — Neomamme, dimissioni in bianco, fondo di solidarietà , lavoratori anziani, neopapà  in congedo e «voucher babysitter» sono alcuni dei capitoli della riforma Fornero. Ecco i punti principali in questo senso.
1) Sono possibili accordi per i cosiddetti esodi dei lavoratori anziani, vale a dire quelli che raggiungono la pensione nei quattro anni successivi al licenziamento. La loro tutela dovrebbe concretizzarsi in un’indennità  in attesa dell’accesso alla pensione, con costi a carico dei datori di lavoro.
2) Per le aziende non coperte dalla cassa integrazione straordinaria arriva un fondo di solidarietà . La contribuzione dovrà  essere a carico del datore di lavoro (nella misura dei due terzi) e per il restante terzo a carico del lavoratore. 
3) E’ prevista una «procedura snella con cui si condiziona sospensivamente l’efficacia delle dimissioni alla convalida da parte del lavoratore», secondo criteri definiti con decreto ministeriale: è questo uno dei punti della norma sulle dimissioni in bianco illustrati dal ministro del Welfare Elsa Fornero. La riforma estende da 1 a 3 anni di vita del bambino il periodo entro il quale le dimissioni della lavoratrice o del lavoratore devono essere convalidate dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro per poter acquisire efficacia. Restano inalterati invece il periodo coperto dal divieto di licenziamento e il periodo (1 anno dalla nascita del bambino) entro il quale le dimissioni danno luogo alla spettanza delle indennità  previste in caso di licenziamento. 
4) Viene introdotto il congedo di paternità  obbligatorio (tre giorni) e si approva il regolamento che disciplina le quote rosa nelle società  controllate dalla pubblica amministrazione. L’obbligatorietà  del congedo di paternità  verrà  introdotta in via sperimentale. «Non abbiamo un grande spazio di bilancio e quindi dobbiamo operare con le poche risorse del Fondo dell’occupazione al ministero», ha detto Fornero. 
5) Arrivano i voucher per le babysitter: le neo mamme avranno il diritto di chiedere la corresponsione di questi «buoni» dalla fine della maternità  obbligatoria e per gli 11 mesi successivi. Li darà  l’Inps. 
6) Formazione continua dei lavoratori, riqualificazione dei lavoratori espulsi, qualificazione professionale dei giovani che entrano nel mercato del lavoro: sono alcune delle «politiche attive» previste dalla riforma, che qui punta ad aiutare i soggetti deboli, contrastando poi gli abusi nell’uso del sussidio di disoccupazione. I «target» delle politiche attive e dei servizi per l’impiego sono i più giovani, i lavoratori già  inseriti o sospesi in via temporanea, i lavoratori espulsi o da ricollocare, i soggetti con caratteristiche di difficile occupabilità  e gli inattivi. 
7) Il datore di lavoro all’atto del licenziamento dovrà  versare all’Inps mezza mensilità  ogni 12 mensilità  di anzianità  aziendale degli ultimi tre anni (in vigore dal 2013).


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