“Donne come regalo” negli sms il codice Dsk

E che le donne, più che “oggetti di desiderio”, non erano altro, per lui, che “pezzi di carne”. Indagato per sfruttamento della prostituzione all’interno dell’inchiesta sul giro di escort dell’hotel Carlton, l’ex-direttore del Fondo monetario internazionale aveva inizialmente negato di essere a conoscenza del fatto che le donne incontrate fossero delle prostitute. Ma dai verbali emerge lentamente un’altra verità . Fatta di migliaia di SMS e di perifrasi in cui si parla di misteriosi “regali”. Fatta soprattutto di “ragazze”, “amichette” e “piccoline” che si trasformano, come per magia, in “materiale”.«Vuoi (puoi) venire con me (e con il materiale) in un magnifico locale a Madrid?» «Chi hai con te in valigia questa volta?» «Ho un regalo per Titouan Lamazou.» Di prostitute, nelle feste e negli incontri organizzati da Strauss-Kahn e Paszkowski, ce ne sono tante. Talmente tante che, per non perdere tempo, è inutile citarle una per una. Basta trovare il buon sinonimo. Basta farsi capire. E allora perché non farla breve e non chiamarle tutte nello stesso modo? Perché formalizzarsi e non ricorrere a quel termine che, in fondo, spiega bene ciò che sono, ossia un semplice “materiale”? 
Come ammette lo stesso DSK il 21 marzo, durante un interrogatorio, «il termine materiale designa una persona di sesso femminile». Prima di riprendere la parola e cercare di spiegarsi meglio: «Il vocabolario utilizzato in questi sms non è molto sofisticato. Ma quando si tratta di parlare di più persone, è molto più rapido utilizzare un solo termine, che fare una lista di nomi». Talvolta le parole vengono usate a caso. Non ci si fa molta attenzione. Si pensa che l’unica cosa che conti veramente siano i fatti, le azioni, i comportamenti. Peccato che, quando si parla, non si fa altro che agire, e che attraverso la performatività  del linguaggio si contribuisce a costruire il mondo che ci circonda. Ecco perché le parole, in questi sms, sono particolarmente importanti. Che valore possono mai avere la sensibilità , il parere o la dignità  di una persona che non è altro che una “cosa” o uno “strumento” da utilizzare a proprio piacimento? 
Quando Kant spiegava che esiste una differenza fondamentale tra le persone e le cose – scrivendo che le persone, a differenza delle cose che hanno un “prezzo”, hanno una dignità  – in fondo non diceva altro: voleva soprattutto sottolineare il fatto che quando si ha a che fare con una persona, non ci si può comportare come si fa abitualmente con la merce; le persone non sono intercambiabili; ognuna di loro ha un valore intrinseco che impedisce di trattarla come un semplice strumento. Ma forse, per Dominique Strauss-Kahn, la strumentalizzazione delle donne non poneva alcun problema. Visto che davanti ai magistrati di Lille, il 26 marzo, ribadisce che quelle feste con «altre coppie che volevano avere un’attività  sessuale collettiva» erano solo un modo di assumere le proprie scelte “libertine”: «Per quanto mi riguarda, non faccio mai domande alla gente sulla loro vita privata». Il problema è che, in tutta questa storia, la vita privata c’entra ben poco. Il “libertinaggio” non ha niente a che vedere con i “rapporti tariffati”. Quanto al fatto di considerare le donne come un “materiale”, non è certo un modo per difendere l’importanza della libertà  individuale. 
Gli sms che Strauss-Kahn invia per organizzare lo spostamento delle prostitute tra Lille, Parigi, Bruxelles e Washington sono numerosissimi. Così come le dichiarazioni già  raccolte dalla magistratura di alcune giovani donne. «Era come se fossimo animali al macello», dice Inès. «Era puro consumo sessuale», aggiunge Marion che una volta, dopo aver invano cercato di sottrarsi a quello che le chiedeva di fare DSK, viene afferrata ai polsi da un altro uomo «con entrambe le mani per impedirle di muoversi»: «È raro incontrare nel mondo delle escort persone che mancano a tal punto di rispetto come Dominique Strauss-Kahn». 
L’ex-direttore dell’FMI continua a negare in blocco l’utilizzo della forza o della violenza: «Non ci sono mai state relazioni forzate o imposte». La difesa è sempre la stessa. Come ai tempi del Sofitel. Solo che, questa volta, gli sms sono più che eloquenti. E a forza di parlare delle donne come di un “materiale” è facile poi considerare che tutto quello che si voglia fare di loro (o con loro) sia lecito. Perché l’unica cosa che importa sono le proprie pulsioni. L’altro, in quanto altro, non esiste. È solo un supporto che si può mettere in valigia e portare dove si vuole…


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