Sator e Palladio in pressing su Premafin rischio riduzione del capitale per legge

MILANO – E’ stato un consiglio di amministrazione difficile quello di Premafin. Le comunicazioni finali, infatti, non spiegano fino in fondo il clima – necessariamente teso – dei lavori della holding, alla vigilia dello scadere dell’offerta di Sator e Palladio. Che, proprio ieri, hanno inviato una lettera al cda, richiamando all’attenzione dei consiglieri la loro offerta alternativa a quella di Unipol, e su cui la holding (e di conseguenza le banche) finora non si sono espresse nonostante lo stato di difficoltà  manifesta della preziosa controllata, Fonsai. Una responsabilità  che, secondo alcune interpretazioni, potrebbe far scattare anche conseguenze penali: la lettera chiama in causa direttamente l’articolo 2409 del codice civile, nel caso ci sia “fondato sospetto di gravi irregolarità “. 
Dal canto suo ieri il consiglio di amministrazione di Premafin ha preso atto che vi è stato «un avanzamento dello stato delle negoziazioni con le banche finanziatrici» nell’ambito di un accordo di ristrutturazione del debito nell’ipotesi di accordo con Unipol. E sempre finalizzato al medesimo accordo, il consiglio ha affidato ulteriori consulenze: in particolare ha incaricato Ezio Maria Simonelli, partner dello studio tributario Simonelli associati, coadiuvato da Stefano Caselli, professore della Bocconi, «di certificare la ragionevolezza del piano di risanamento di Premafin in corso di approntamento». Un passaggio non banale: la certificazione di ragionevolezza di un piano di rientro dai debiti è una delle ragioni di esenzione dall’Opa, così come ha chiesto Unipol (e la stessa Sator-Palladio). Ma Premafin ha anche un altro problema, da risolvere nel giro di pochissimi giorni: deve stabilire che valore dare alla sua partecipazione (pari al 35,7%) di Fonsai. Ieri la holding ha ampliato l’incarico a Maurizio Dallocchio, già  consulente sui rapporti di concambio, chiedendo assistenza «nel processo di impairment test e valutazione ai fini di bilancio della partecipazione diretta e indiretta detenuta in Fonsai». Anche in questo caso, non si tratta di un passaggio meramente tecnico: i titoli in portafoglio a Premafin hanno un valore di carico di circa 7,40 euro per azioni, contro gli 1,275 delle quotazioni attuali (già  salite a dismisura nelle ultime settimane). Le partecipazioni strategiche (e sicuramente Fonsai lo è per Premafin) non vengono valutate a prezzo di mercato, ma certo quest’ultimo rappresenta un’indicazione importante. E il rischio di dover abbattere il capitale – per Premafin – è decisamente alto. Anche sotto questo punto di vista i tempi sono stretti: l’impairment non potrà  andare oltre i tempi per l’approvazione del bilancio (il cda è stato fissato per il 16 marzo).
Tempi stretti anche per Fonsai, che deve rispondere alla sua controllante sulla necessità  o meno di effettuare un aumento di capitale da 1,1 miliardi, alla luce del miglioramento del quadro dei mercati finanziari. Nei prossimi giorni sono previste riunioni tecniche con gli advisor della compagnia (Goldman Sachs e Citi) e a seguire con i consiglieri indipendenti di Fonsai.


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