Tagli e amnistia fiscale, in corsa contro il deficit

Ha aspettato il voto in Andalucia e nelle Asturie, Mariano Rajoy, prima di lanciare la legge finanziaria lagrimas y sangre. Le elezioni regionali il suo Partido popular le ha perse comunque e la manovra per il 2012 varata il giorno dopo lo sciopero generale che ha paralizzato la Spagna, non riuscirà  certo a farlo risalire nel gradimento. Sarà  forse per questo che ieri il premier non si è presentato alla Moncloa davanti alle telecamere per la conferenza stampa di rito, lasciando ai suoi ministri il compito ingrato. 
È la manovra «più austera» del dopo Franco, ha dovuto annunciare il ministro delle finanze Cristà³bal Montoro inchinandosi agli impegni di riduzione del deficit presi con Bruxelles. L’obiettivo «ineludibile» è ridurre il disavanzo in rapporto al Pil dall’8,51% del 2011 all’5,3% (invece del 6% previsto) entro la fine dell’anno. Così il ministro dell’economia, Luis de Guindos, alla riunione dell’Eurogruppo a Copenaghen, si è potuto rivendere: «La Spagna non sarà  più un problema per l’Unione europea, rispetterà  gli impegni per le misure di austerità ».
Per tagliare i 3,2 punti del deficit c’è voluta la finanziaria «più austera» della storia della democrazia spagnola, un nuovo giro di vite da 27,3 miliardi, equivalente al 2% del Pil spagnolo, dopo quello da 15 miliardi approvato dall’esecutivo il 30 dicembre scorso, con un aumento delle imposte di 12.300 milioni di euro. Tra le misure varate, che saranno presentate martedì al Congresso dei deputati per l’esame e l’approvazione: il taglio del 16,9% delle spese dei ministeri, il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, l’aumento delle imposte sulle società  per le grandi imprese e delle tasse sul tabacco. La nuova stangata per gli spagnoli arriverà  sulle bollette di luce (più 7%, la più cara d’Europa) e gas (più 5%). Si farà  cassa anche dalla riforma della giustizia che introduce la tassazione per i giudizi in secondo grado civili e amministrativi. Tagli per 1.557 milioni sono previsti al programma di impiego e formazione, che in una Paese con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa (23,5%, vale a dire 4,7 milioni di persone senza lavoro), non è una bella notizia. Non è previsto invece un aumento dell’Iva, per non gravare sui consumi. 
Il capitolo della manovra che fa più discutere è il piano per il condono fiscale, che potrebbe passare già  al prossimo consiglio dei ministri. Un amnistia fiscale con una tassa sul rientro dei grandi capitali dell’8 o 10%, che precluderà  a future penalizzazioni o sanzioni, simile a quella approvata da Berlusconi la scorsa estate. Nelle intenzioni la misura è destinata a incentivare il rientro dei capitali in vacanza nei paradisi fiscali e del denaro dell’economia sommersa del Paese, che secondo i calcoli si aggira intorno al 20% del Pil. Il governo prevede così di recuperare 2.500 milioni di euro dai 25.000 milioni che oggi sfuggono al controllo dell’Agenzia tributaria. «Una misura eccezionale, straordinaria», ha tenuto a precisare il ministro delle finanze Montero che deve far fronte già  alle prime critiche di chi gli ricorda la reazione del Partido popular quando fu l’ex premier Zapatero, due anni fa, a proporre un’idea simile: «Impresentabile, ingiusta e antisociale», gridarono all’unisono Rajoy e la segretaria generale del Pp Marà­a Dolores de Cospedal.


Related Articles

Manager al tramonto? Rispunta il capitalismo familiare (e di stato)

Da un secolo il capitalismo occidentale si è fondato sul modello della grande impresa con proprietà  diffusa e la gestione da parte dei manager. Questo modello, caro al neoliberismo di questi anni, è ora in crisi, per diversi fattori. Il primo ha a che fare con il conflitto di interesse tra proprietari e manager. La gestione lasciata in mano ai dirigenti, senza alcun contropotere, porta alla conseguenza che essi tendono a massimizzare i loro interessi e non quelli degli azionisti. Essi nascondono i dati al mercato o forniscono dati di comodo, si circondano di privilegi di ogni genere, diventano inamovibili anche in presenza di risultati non proprio esaltanti, sono i veri padroni dell’impresa.

«La svolta» del silenzio interrotto: «Donne contro l’Ilva» di Taranto

Il film documentario di Valentina D’Amico tratto dal libro di Francesca Caliolo racconta la rabbia di chi impotente ha assistito agli “omicidi”

Marcegaglia e grandi imprese quell’asse con la maggioranza che sta rubando i referendum

Confindustria vuole il nucleare e il business dell’acqua. La sola privatizzazione dell’acqua prevista dal decreto Ronchi vale 64 miliardi. L’associazione delle imprese si spacca, e aziende del fotovoltaico danno la disdetta

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment