Breivik, entrata a braccio teso

Impassibile durante l’ora che se ne è andata per la lettura da parte dell’accusa di tutti i nomi delle vittime, l’età , le ferite riportate e la causa del decesso (analogo elenco ha riguardato i 42 feriti gravi), si è commosso solo davanti al video di propaganda da lui stesso diffuso il giorno della strage.
Così Anders Behring Breivik durante la prima udienza del processo che si è aperto ieri a Oslo, facendo tornare il paese al 22 luglio dell’estate scorsa, quando il 33enne fanatico di ultradestra fece esplodere un autobomba nel centro della capitale e poco dopo sbarcò armato fino ai denti sull’isola di Utoya, con l’intenzione di fare strage dei giovani di sinistra che si erano lì riuniti per un campeggio. È l’uno-due che ha sconvolto la Norvegia: 77 morti complessivi e uno choc nazionale senza precedenti. 
Il procuratore Svein Holden ha mostrato il video della prima esplosione davanti alla sede del governo e fatto ascoltare la telefonata di una ragazza che da Utoya chiedeva aiuto mentre Breivik sparava su tutto quel che si muoveva. Lui, l’imputato, poco prima aveva salutato i presenti con un sorriso, il pugno chiuso sul cuore e quindi il braccio teso: un gesto che esprime «la forza, l’onore e la sfida ai tiranni marxisti d’Europa», come recita il delirante «manifesto» di 1500 pagine nel quale Breivik espone il suo pensiero – se così si può definire – contro il multiculturalismo, dal titolo Dichiarazione di guerra preventiva. Un documento di cui l’accusa intende ovviamente avvalersi. Secondo il procuratore Holden la rete segreta di «Cavalieri templari» in guerra contro i nemici della cristianità , a cui Breivik dice di appartenere, semplicemente non esiste. Il magistrato ha descritto i preparativi minuziosi fatti prima degli attacchi, mostrato il falso tesserino da poliziotto e la spilletta con la scritta «cacciatore di marxisti» trovati addosso all’imputato e ha ricordato la sua militanza in organizzazioni di estrema destra fin dal 1995.
Il processo, che durerà  una decina di settimane e per il quale è stato persino chiuso lo spazio aereo sopra Oslo, riparte oggi proprio dalla testimonianza di Breivik. Il vero compito della giuria non è tanto stabilire la colpevolezza dell’imputato, che è reo confesso, quanto stabilire quali delle due perizie psichiatriche eseguite fin qui dice il vero. Se era davvero incapace di intendere e volere, come dice la prima, sarà  manicomio criminale. Se invece il killer non è affetto da alcuna psicosi, come sostengono gli esami resi pubblici pochi giorni fa, rischia una pena di 21 anni, prolungabile se i giudici valuteranno che c’è il rischio di reiterazione.


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