Caro-prezzi, dove si liberalizza crescono un po’ meno

by Editore | 2 Aprile 2012 7:53

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E lo studio fatto dall’Unioncamere-Indis rilancia su questo punto: al 4% già  acquisito dobbiamo aggiungere nei prossimi mesi del 2012 un 5% tondo tondo, soprattutto per i generi di prima necessità , come pasta, riso e cereali da colazione. 
Anche le tariffe locali peseranno sui bilanci familiari (un 10% di media in più), ma il futuro ci fa vedere uno spiraglio di luce: le liberalizzazioni calmierano la corsa al rialzo. E’ successo, in passato, con le liberalizzazioni già  fatte. E’ sempre lo studio dell’Unioncamere-Indis che ce lo dimostra. 
Hanno comparato prezzi e percentuali gli studiosi delle Camere di commercio d’Italia. Ed è venuto fuori che nel triennio 2009-2011 i prezzi delle recenti liberalizzazioni (farmaci da banco, la telefonia, i servizi postali) sono stati a crescita zero. Non è una cosa da poco. 
Perché anche i prezzi dei beni e servizi in concorrenza sono aumentati in misura più moderata nell’ultimo triennio, guadagnando meno di 5 punti percentuali. 
Le liberalizzazioni danno quindi un sostegno al potere d’acquisto delle famiglie messe in crisi da una corsa al rincaro che vede in pole position i prodotti ad elevata componente fiscale, come ad esempio la benzina e le sigarette: fra il 2009 e il 2011 sono aumentati di oltre il 25%, raggiungendo punte di quasi il 30% (con un picco particolarmente importante nell’ultimo anno pari ad un aumento medio del 9,2%). 
Una curiosità  fra i prodotti alimentari: sono 46 quelli monitorati dall’Unioncamere-Indis per valutare l’aumento dei prezzi. In media, abbiamo detto, sono aumentati di circa il 4%, con punte di 8% per prodotti come zucchero e caffè e la passata di pomodoro di oltre il 9%. Diminuisce, invece, uno dei nostri prodotti tipici: -2,2% per il parmigiano reggiano e la grana padana, a dispetto di tutti gli altri prodotti caseari. 
Curiosa la variazione di prezzo di olio e derivati: diminuiscono tutti, olio extra vergine di oliva (-0,9%), olio di oliva (-1,2%), burro (-1,4%), mentre svetta il solo olio di semi vario (+7,8%), probabilmente dilagato nelle nostre diete alimentari.

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