Decine di talebani in azione Un giorno di guerra a Kabul

È sceso il buio a Kabul e dopo sei ore di battaglia la deputata Shahgul Rezaie dice al Corriere che intorno al Parlamento si combatte ancora: «Un mio collaboratore mi ha detto al telefono che è asserragliato in una stanza. Fuori si spara». Ex preside, 33 anni, Rezaie non era nell’edificio quando ieri pomeriggio decine di talebani hanno aperto «l’offensiva di primavera».
Giornata di guerra. Nel mirino, oltre al Parlamento, ambasciate occidentali (non quella italiana), alberghi di lusso, basi militari Isaf e stazioni di polizia nella capitale e in altre tre province. Kamikaze (a Nangarhar nascosti sotto il burqa) e miliziani armati di lanciagranate Rpg entrano in azione contemporaneamente alle 13 e 15 ora locale (mattina in Italia). Il bilancio provvisorio delle vittime stilato dal ministero dell’Interno afghano (17 talebani e due poliziotti uccisi) non rende ragione dell’ampiezza degli attacchi. Questa volta nella mente degli afghani il boato delle esplosioni conta più del sangue versato: «Tornando a casa in auto da una riunione ministeriale ho visto Kabul diventare un deserto», dice la deputata Rezaie, che con i talebani al potere organizzò una scuola femminile clandestina all’interno di una moschea. Undici anni dopo la loro cacciata da Kabul, questa città  di 5 milioni di abitanti con il traffico caotico e i ristoranti affollati si è svuotata completamente al crepitare dei razzi e delle mitragliatrici. 
Nelle strade sono rimasti i pick-up verdi della polizia e i gipponi humvees (versione basic) dell’esercito. Dal quartier generale della missione internazionale Isaf (un altro obiettivo dei razzi talebani) sottolineano che le forze di sicurezza afghane hanno reagito «con efficacia e professionalità ». Il comandante Usa John Allen verso sera si dice orgoglioso: «Non hanno ancora chiesto il nostro aiuto». I soldati Isaf hanno risposto a un attacco contro una base alla periferia Est di Kabul, dove anche un convoglio francese ha reagito a un’imboscata. Ma i veri obiettivi erano altrove: la zona del Parlamento, Darulaman Road non lontano dall’università  (dove è stata bersagliata anche l’ambasciata russa, da cui hanno risposto al fuoco, e l’abitazione di un vice del presidente Karzai). E poi la zona delle ambasciate, la fortificata Green Zone che protegge anche diversi ministeri afghani nonché il palazzo presidenziale (da cui Karzai è stato evacuato verso un rifugio segreto) e il quartiere generale Isaf.
Il portavoce talebano Zabiullahj Mujahid ha detto che per preparare «questa rappresaglia» (per le copie bruciate del Corano e la strage compiuta da un soldato Usa a Kandahar) «ci sono voluti due mesi». Il meccanico Mohamemd Zakar, 27 anni, ha raccontato all’Ap il semplice inizio del raid: due uomini armati scendono da due gipponi, sparano a una guardia ed entrano in un palazzo in costruzione. Nascosti dalle protezioni verdi che fasciano l’edificio, cominciano a lanciare razzi sulla Green Zone. L’entrata è a un centinaio di metri: colpito il muro dell’ambasciata tedesca, tre razzi su quella giapponese mentre le sirene della sede diplomatica Usa gracchiano l’allarme: «Al riparo, lontano dalle finestre». Fumo nero intorno all’ambasciata britannica. Anche il nuovissimo Star Hotel («le migliori suites dell’Afghanistan») è preso di mira. Al suo interno l’inviato di Al Jazeera Bernard Smith twitta: «Cerchiamo riparo nei sotterranei». 
Intorno allo Star Hotel si spara ancora a sera inoltrata. Come nei pressi del Parlamento, dove anche alcuni deputati e senatori sul tetto hanno imbracciato i kalashnikov per rispondere agli assalitori: i talebani hanno cercato di entrare nell’edificio per poi trincerarsi in una palazzina in costruzione. Una tecnica usata anche sei mesi fa, quando sei miliziani spararono sull’ambasciata Usa resistendo 19 ore. Battuta amara: a Kabul il mercato edilizio è in forte calo (il ritiro occidentale è già  cominciato) e i talebani occupano i palazzi vuoti (possibilmente con vista strategica).


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