Fmi pronto al pressing sul governo di Berlino “Accettate gli euro bill”

New York. È in questa situazione che spunta un nuovo progetto salva-euro, affidato all’emissione di titoli del debito pubblico con garanzia europea, e cioè tedesca. Non chiamateli più eurobond bensì euro-bill: una distinzione non solo tecnica ma importante politicamente per far digerire la proposta alla Germania. L’idea nasce in ambienti franco-tedeschi alla vigilia delle presidenziali, ha l’avallo implicito di Mario Monti, ha ricevuto nelle ultime ore segnali di approvazione da parte del Fondo monetario internazionale a Washington. E’ una proposta da 800 miliardi di euro, vale quanto l’intero fondo salva-Stati ma sarebbe un salvagente aggiuntivo. Può piacere a Wall Street e alla Casa Bianca, in allarme per la recessione europea che rallenta anche la crescita americana. Il tempismo è cruciale: l’America vede disintegrarsi la coalizione politica che aveva puntellato l’egemonia di Angela Merkel, con Nicolas Sarkozy quasi certamente in uscita e l’Olanda in crisi; hanno suscitato interesse gli ultimi discorsi dei due “SuperMario” Draghi e Monti, critici sull’austerity che impedisce ogni ripresa. Ma i mercati non vedono di buon occhio le “fughe in avanti” e lo dimostra la copertina dell’Economist dedicata al «pericoloso Monsieur Hollande». L’emergenza immediata si chiama Spagna: con il Pil in caduta libera il peso dei debiti si fa insostenibile; il fondo salva-Stati rischia di essere inadeguato per il salvataggio di una nazione di quelle dimensioni. Creare un mercato di titoli pubblici su scala europea, con l’implicita garanzia della Germania che è l’economia più solida, darebbe ai mercati un segnale di stabilizzazione. L’obiezione tedesca fin qui è stata insormontabile: si chiama “moral hazard”. Si traduce così: una volta che la Germania accetti l’emissione di eurobond, altri paesi non avranno più l’assillo di guadagnarsi la fiducia dei mercati. Così verrà  meno il più potente vincolo esterno che serve a disciplinare nazioni dalla “spesa facile” come Italia e Spagna (o la stessa Francia). Per dare una risposta alla fondata obiezione della Merkel lavora da mesi un ristretto gruppo di economisti sulle due sponde dell’Atlantico. Uno di loro è Thomas Philippon, docente alla New York University in procinto di rientrare a Parigi per un incarico alla Banque de France o nel governo di Franà§ois Hollande. Il suo referente a Bruxelles è Jean Pisani-Ferry, consigliere economico di Hollande ma anche uomo di fiducia del presidente del Consiglio italiano (è direttore della Fondazione Brueghel, per anni presieduta da Monti). L’originalità  della proposta consiste nel limitarla agli euro-bill: prendendo a prestito una terminologia ben nota agli investitori americani, si tratterebbe dei titoli pubblici dalla scadenza inferiore a un anno (come i Treasury bill emessi dagli Stati Uniti). Ogni emissione di questi titoli del debito a breve diventerebbe di competenza di un Debt Management Office centrale, un embrione di “direzione generale del Tesoro europeo”. L’ammontare massimo di emissione sarebbe pari al 10% del Pil per ciascun paese (lo stesso limite che esiste negli Usa per i T-bill). Il che comunque ne farebbe «un mercato da 800 miliardi di euro», con una liquidità  importante per gli investitori internazionali. «Condizione tassativa per avere accesso a questa fonte di finanziamento: il rispetto dei vincoli di bilancio sanciti nel Patto fiscale». I paesi «perderebbero la facoltà  di emettere titoli a breve in proprio». Resterebbe invece «di competenza strettamente nazionale l’emissione dei bond a lungo termine». Risultato: da una parte «Italia e Spagna potrebbero rifinanziare la metà  del loro fabbisogno pubblico usando gli euro-bill» con l’implicita garanzia tedesca. Ma per l’altra metà  resterebbero soggetti al giudizio dei mercati e quindi non perderebbero quel “vincolo esterno”. La proposta è piaciuta al chief economist del Fmi, Olivier Blanchard, e avrebbe l’avallo politico della direttrice generale Christine Lagarde. A quest’ultima, visti i suoi ottimi rapporti personali con la Merkel, il compito di “venderla” alla cancelliera tedesca. Che potrebbe su questo costruire il nuovo dialogo con Hollande e Monti per il rilancio della crescita.


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