Il Generale dei «Gamines»

LA BOQUILLA (COLOMBIA) Un «esercito» di 157 bambini di strada, tutti «reclutati» da un generale italiano in pensione: Giuseppe Mazzoni. I suoi bambini lo chiamano semplicemente Pino e gli vogliono molto bene poiché li ha raccolti e strappati uno a uno dalle strade del poverissimo villaggio de La Boquilla, situato nell’estrema periferia nord orientale della città  colombiana di Cartagena de Indias. Il generale Mazzoni si prepensionò nel 1996 e insieme alla moglie Rosy Soprano si trasferì a Cartagena dove istituì un centro culturale italiano nel centro storico della ciudad amurallada chiamato «Casa Italia» allo scopo di diffondere la lingua, la storia e la cultura italiana. 
Durante la sua prima visita al malandato villaggio di pescatori de La Boquilla il generale rimase turbato dalle misere condizioni di vita dei suoi abitanti ed ancor più dai tanti bambini di strada abbandonati al loro destino. Questi bimbi detti «Gamines», spesso abbandonati dai propri genitori, vivono in condizioni di vita miserrime; senza una dimora, senza una minima educazione scolastica, senza famiglia e senza nessuna speranza di un futuro un po’ più degno. «I Gamines mi hanno cambiato la vita», questa è la frase-chiave del Generale Mazzoni. Il suo impegno per questi ragazzini di strada inizia nel 2000 quando crea un centro di assistenza alla Boquilla. Compra un piccolo pezzo di terra ed alcune casette fatiscenti ed inizia a dedicare la sua esistenza a migliorare quando più possibile le condizioni di vita dei «Gamines» della Boquilla. Costruisce con i suoi mezzi e con gli aiuti di pochi amici una piccola scuola per 60 bambini, che con l’andar del tempo sono divenuti più di 150. In uno spazio limitrofo alla scuola riesce ad istituire un piccolo campo di calcio e basket sfidando la prepotenza e la prevaricazione di un vicino narcotrafficante e colluso con i poteri forti, che gli varrà  un’iniziale avversione da parte di alcune autorità  locali, fortunatamente poi sopitesi nel tempo. 
Avvalendosi della collaborazione di alcuni volontari e dell’esperienza della consorte Rosy riesce a mandare avanti un asilo infantile di tutto rispetto ed una scuola primaria dell’obbligo per bambini sino ai 13 anni. Il suo impegno è encomiabile e riesce, seppure con molte difficoltà  economiche, ad istituire anche un servizio mensa (ovviamente gratuito) per tutti i bambini frequentanti la struttura. 
Il Generale Mazzoni si è semplicemente trasformato in Pino e da tutti vuole essere chiamato così; ha dovuto lasciare l’impegno di «Casa Italia» per dedicarsi completamente alla sua scuola ed al suo nuovo «esercito» di bambini. Non ha però abbandonato l’amore per la sua madrepatria né per la sua bandiera, alla quale ha giurato fedeltà . Infatti ha istituito l’insegnamento dell’Italiano come prima lingua straniera all’interno della scuola ed ovviamente un gigantesco tricolore bianco-rosso-verde sventola vicino all’omologo tricolore giallo-rosso-blu colombiano sull’arco d’ingresso al portone della scuola. E’ sicuramente fantasioso e bello il nome che Pino ha scelto per il progetto della sua scuola «Boca Azul», Boca si riferisce alla bocca o meglio alla foce di un torrente che ha dato il nome al villaggio della Boquilla (che significherebbe boccuccia o quantomeno piccolo sbocco in italiano) e Azul all’azzurro che è il colore nazionale italiano. Ad onor del vero il nome ufficiale della scuola-asilo infantile sarebbe «Luz de esperanza» (ovvero luce di speranza) che è sicuramente di maggior impatto sugli abitanti del luogo. La scuola è veramente una luce di speranza ed è diventato un punto di riferimento di tutta la Colombia caraibica. Insomma un inizio di speranza per un futuro diverso, sinceramente migliore, senza retorica. 
Pino Mazzoni si è reinventato riciclatore di materiale edile, mobili, sedie, tavoli ed affini e oltre ad arredare la scuola, divenuta nel frattempo un luogo di riferimento in questo villaggio povero e violento, ha costruito con l’aiuto di pochi altri volenterosi una piccola chiesa. La curia locale (molto reazionaria) non gli ha però concesso l’invio di un sacerdote che sarebbe stato utilissimo anche come insegnante-volontario. Pino non si è perso d’animo in questi ultimi anni, nonostante la quasi totale mancanza di mezzi economici è riuscito a racimolare dei volontari internazionali: 2 brasiliane, una cilena e due italiane. 
Le autorità  locali si sono mostrate lusingate dal punto di vista d’immagine, ma in quanto a finanziamenti hanno sempre risposto picche, nella tradizione neoliberista colombiana degli ultimi lustri. Sotto questo aspetto la Colombia è un’eccezione nel panorama degli stati integrazionisti sud americani e caraibici, pressoché tutti estremamente sensibili alle tematiche sociali quali lo studio, l’educazione e la sanità . Pino e Rosy sono stati abili in questi ultimi anni a creare una piccola rete di amici e conoscenti colombiani, europei, latino-americani e nord-americani capaci con le loro piccole offerte ed i versamenti dei cinque per mille di aiutare la struttura socio-educativa a proseguire nella sua nobile missione. 
Come se non bastasse, l’ex generale non si è fermato e recuperando materiali riciclabili e piccole varie donazioni si è prodigato per la costruzione di un piccolo centro medico annesso alla struttura, ma altresì utilizzabile dall’esterno dai tanti poveri abitanti di questo villaggio di pescatori, che non riesce a svilupparsi meglio turisticamente e socialmente. Pino sta tentando con pacata e realistica progettualità  di contattare le autorità  cubane, attraverso l’ambasciata a Bogotà , eventualmente disponibili ad inviargli un medico e/o un infermiere volontari ovviamente al servizio di tutti: bambini e non, interni ed esterni alla scuola. Un dentista italiano gli ha promesso che forse gli invierà  i macchinari ormai non più utilizzati.
Alcuni bambini sono stati tout-court adottati dalla struttura, mentre la maggior parte di essi sono figli di quei pescatori e di quelle donne, spesso ragazze-madri che vivono in condizioni di estrema povertà  e degrado. Fa un certo effetto vedere tanti bambini seduti a mensa, mangiare, giocare gioiosamente e condividere tante belle emozioni. Solo dodici anni fa la bellezza e la vastità  della spiaggia di La Boquilla si opponevano all’immediato entroterra, costituito da strade fatiscenti, non asfaltate, misere baracche e capannoni, giovani donne dedite alla prostituzione, ragazzi specializzati nello spaccio di droga e negli scippi ai pochi coraggiosi turisti che si avventuravano in quella spiaggia. 
Più di ogni altra cosa, colpivano i tanti bambini e bambine seminudi che giocavano tra animali da cortile al libero pascolo e fogne a cielo aperto. E non c’erano né scuole né asili infantili. Per fortuna ci hanno pensato il generale Mazzoni e la sua consorte a prestare almeno una presenza generatrice di speranza. 
Le condizioni di indigenza a La Boquilla, come in molti quartieri popolari delle città  colombiane, sono ancora oggi notevoli ed evidenti. Mancano ancora quasi dappertutto le fognature; in molte baracche manca l’elettricità  e talvolta anche l’acqua potabile. La povertà  rimane endemica anche in relazione alle scellerate scelte politiche del decennio dell’ex presidente guerrafondaio Alvaro Uribe, volte solo e unicamente ad investire in armamenti, dimenticando totalmente le necessità  sociali, educative, sanitarie e culturali dei milioni di indigenti e profughi interni colombiani. 
Almeno a La Boquilla oggi c’è una scuola e non vi è quasi più analfabetismo tra le giovani generazioni. Anche la violenza ed il crimine sono notevolmente diminuiti, molti bambini e giovani si dedicano allo sport ( calcio, pallacanestro, baseball e pallavolo sono praticati nella struttura); si vede qualche turista in più che può godere più tranquillamente della spiaggia e dei baracconi che cucinano il pesce fresco o andarsene in piroga presso la foce di un fiumiciattolo tra le mangrovie. Ma ancor più oggi c’è una piccola grande «luce di speranza» in quel villaggio, una luce stranamente azzurra e ottimista, che permette ai bambini di questo pacifico esercito di poter vedere più chiaramente il proprio futuro.


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