Il ritorno di Lavitola: «Voglio chiarire tutto»

ROMA — Lo aspetta una cella, l’isolamento. Prima di consentirgli di ricevere visite o di entrare in contatto con altri detenuti, i magistrati delle tre procure che procedono contro di lui vogliono interrogarlo senza correre il rischio di «inquinamenti». Dopo sei mesi di latitanza, l’ex direttore dell’Avanti! Valter Lavitola si è imbarcato ieri sera sul volo Alitalia partito da Buenos Aires. Arriva stamattina a Roma, dove verrà  preso in consegna dai carabinieri che, se non ci saranno novità  dell’ultima ora, lo porteranno a Regina Coeli dopo avergli notificato l’ordine di custodia cautelare dei magistrati di Bari per «induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità  giudiziaria».
L’accusa è riferita alle bugie raccontate dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini alle toghe pugliesi che indagavano sulle escort portate nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’estate 2008. L’ex capo del governo, secondo l’ipotesi del procuratore aggiunto di Bari Pasquale Drago, avrebbe indotto Tarantini a mentire sulle escort, tentando poi di comprarne il silenzio attraverso la mediazione di Lavitola con oltre un milione di euro tra settembre 2010 e agosto 2011 perché patteggiasse ed evitasse il deposito delle intercettazioni a suo carico.
«Sono preoccupato di andare in prigione. Ho paura, ma torno perché non ne posso più», ha detto Lavitola (camicia blu e jeans, zainetto sulle spalle, passaporto, biglietto e telefonino in mano) dopo aver superato un piccolo contrattempo per un mancato visto di ingresso dal Brasile e prima di imbarcarsi sull’aereo che dovrebbe atterrare nella Capitale attorno alle 7 di oggi. «Torno per chiarire la mia posizione, non sono un delinquente. La mia famiglia mi sta aspettando. L’Argentina mi piace, ma voglio tornare in Italia», ha aggiunto. «È deluso perché si è sentito abbandonato da tante persone che riteneva amiche, ma si propone di chiedere confronti a raffica per scrollarsi di dosso le accuse che gli sono state fatte», ha assicurato all’agenzia Ansa chi gli è stato al fianco nei suoi ultimi giorni in Argentina. Le stesse fonti assicurano che il faccendiere non ha intenzione di dire niente contro Berlusconi, che — avrebbe detto Lavitola — «rispetto moltissimo perché è una persona d’onore». Per lui «è come se fosse un padre», ha sostenuto chi gli è stato vicino in questi mesi.
A convincere l’ex direttore dell‘Avanti! della necessità  di mettere fine alla fuga sarebbe stato il difensore, Gaetano Balice. Ma forse anche una serie di difficoltà  avute nell’ultimo periodo. Dopo aver trascorso la latitanza tra Panama, Argentina e Brasile («Sia per blindare i suoi business itticoli, sia per impostarne dei nuovi, sempre come broker del settore, soprattutto in Patagonia e nella Terra del fuoco»), con la collaborazione dei suoi legali — che lo hanno raggiunto due volte a Buenos Aires — Lavitola ha messo a punto un voluminoso dossier composto di video, intercettazioni e documenti. Un dossier che, sempre secondo chi sostiene di essergli stato vicino negli ultimi mesi, ha provveduto «a rinchiudere in una cassaforte all’estero». Il giornalista sarebbe dunque pronto a dare battaglia contro chi «scarica contro di lui le colpe. «Non teme nulla per i suoi rapporti con Tarantini — hanno aggiunto le stesse fonti riportate dall’Ansa — perché dice di aver solo aiutato un amico».
Piuttosto che cominciare una lunga e incerta battaglia legale nel caso in cui fosse stato arrestato in una qualsiasi località  sudamericana, dopo aver sistemato i suoi affari, Lavitola ha dunque scelto la strada del ritorno nel nostro Paese. Dove dovrà  fare i conti con cinque inchieste, tre a Napoli e le altre a Bari e Roma. A condurlo in carcere è quella dei pm del capoluogo pugliese. Nella Capitale lo attende l’accusa di tentata estorsione (insieme con Tarantini e la moglie Nicla) nei confronti di Berlusconi (parte lesa), sempre per la vicenda delle escort. Nella città  del Vesuvio le inchieste sui fondi all’Avanti! (con il senatore Sergio De Gregorio), sulla presunta P4 per i suoi rapporti con il carabiniere Enrico La Monica e l’indagine sugli appalti per Finmeccanica.


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