La festa tranquilla dei democratici Svolta in Birmania

BOAO (Cina) — La Storia non si era fermata quando Aung San Suu Kyi era reclusa nella sua villa e non si fermerà  adesso che la premio Nobel potrà  finalmente sedere nel parlamento della sua Birmania. E’ stata eletta a Kawhmu, dove non esistono né acqua corrente né elettricità  ma dove ieri erano aperte le urne per uno dei 45 seggi in palio alle elezioni suppletive. In serata la sua Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha annunciato la vittoria. A migliaia si sono raccolti a Rangoon per festeggiare davanti alla sede del partito. La Signora si è limitata a raccomandare di non far nulla che possa «scontentare l’altra parte», anche se «è naturale questa felicità ». Calma, dunque.
Il semplice fatto che si siano svolte le elezioni è una svolta. Nel 1990 la giunta militare aveva usato la forza per fingere che alle urne la Nld e i suoi alleati non avessero vinto 392 dei 485 seggi in palio. Voto annullato e Birmania sprofondata in un pozzo di brutalità  e isolamento, continuazione di una dittatura instaurata nel 1962. I primi conteggi dell’opposizione ieri sera davano per certa la conquista di almeno 19 collegi, anche con percentuali schiaccianti. La Nld sembrerebbe indirizzata a battere il partito espressione di un potere militare riconvertitosi in civile (Usdp), anche se occorrerà  un settimana almeno prima dei risultati ufficiali. Il parlamento resterà  dominato dai sodali dell’esercito, però l’opposizione guadagna una visibilità  utile in vista della consultazione del 2015.
E’ tempo di conciliazione. Aung San Suu Kyi aveva giudicato «sincere» e «in buona fede» le riforme dell’ex generale, ora presidente, Thein Sein, cui tocca dimostrare l’irreversibilità  del processo. Se la signora desse l’endorsement anche al risultato delle elezioni, legittimerebbe una sorta di «via alla democrazia controllata» inconcepibile un anno e mezzo fa. Non tutto è filato liscio, certo. Segnalate schede dove gli spazi per mettere la croce sul partito d’opposizione erano state coperte di cera, per poter cancellare il segno, ma complessivamente i pochi osservatori internazionali (da Europa e Sudest Asiatico) hanno giudicato le irregolarità  più frutto di inesperienza che di dolo. Il mondo ha salutato il voto con sollievo, Hillary Clinton dalla Turchia si è congratulata. Elezioni valutate come libere e senza condizionamenti potrebbero portare alla fine di alcune delle sanzioni americane ed europee e nei contesti internazionali, come alla conferenza asiatica di Boao (al via oggi sull’isola cinese di Hainan, con Mario Monti), la bandiera birmana potrà  sventolare senza imbarazzare i meno cinici tra i leader.
Anche i fan della 66enne Aung San Suu Kyi non caricano la sua presenza nel parlamento di Naypyidaw di eccessive aspettative. Ha promesso di provare a intervenire sulla nuova costituzione per allentare il ruolo dell’esercito nelle istituzioni e conta di chiudere i pluridecennali conflitti con le milizie etniche. Alla signora tocca l’onere di convincere i suoi che il parlamento non la cambierà . Nessuna metamorfosi, solo un campo diverso dove proseguire la lotta.


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